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Liebster Award 2020 seconda parte

Prima di cimentarmi sul famoso articolo che richiederà diverso tempo partecipo ancora ai Liebster Awards rispondendo a Shio 76 di Il mondo di Shioren.

Le regole sono sempre quelle ma a questo giro non porrò altre domande né nominerò nessuno.

  1. Perché avete aperto un blog?

Come ho spiegato nella mia presentazione il blog nasce anzitutto per sensibilizzare sulla Sindrome di Asperger – e in generale sull’Autismo – ma anche per parlare del mondo della lettura e di argomenti che sicuramente approfondirò come femminismo, il mio lavoro dei sogni ovvero la bibliotecaria e tanto altro che in ogni caso serve a parlare di me.

2. Se potesse viaggiare nel tempo, senza poter cambiare gli avvenimenti sia chiaro, a quale evento storico o importante vorreste assistere e perché?

Bella domanda. Al momento non so cosa rispondere xD

3. La bugia più divertente che abbiate mai raccontato…

Con me caschi male, Shio. Sono incapace di mentire quindi non ne ho nessuna xD

4. C’è un personaggio famoso vivente o non che avreste voluto incontrare di persona almeno una volta nella vita?

Eeh la lista è lunga e magari qualcuno prima o poi lo incontrerò davvero, chissà. Il mio cuore continua a piangere sapendo che non incontrerò mai Chester Bennigton… Spero almeno in Mike Shinoda o, per cambiare band, negli Imagine Dragons.

5. Sushi o Pizza: quali cucine alternative apprezzate e quali no?

Fosse per me assaggerei qualsiasi tipo di cucina ma forse eviterei la thailandese e la messicana perché il piccante è uno dei sapori dai quali scappo. Anche un accenno mi fa sentire la lingua in fiamme.

6. Vi siete mai innamorati di un personaggio che non esiste nella vita reale? Esempio il protagonista di un film o di un romanzo…oppure di un cartone animato, perché no? 😉

Nei romanzi si sprecano ma anche in anime e film. Facciamo che ne scelgo uno: Lance dei Pokèmon, Superquattro di Tipo Drago in prima generazione e Campione della Lega nella seconda.

Lascio una foto per far capire meglio. In effetti i tipi Drago sono tra i miei preferiti e Dragonite è uno dei miei Pokèmon preferiti. Ho anche un peluches suo eheh


Eccoli in Pokèmon Generazioni

7. La follia più grande che avete fatto per amicizia.

Caschi male pure qui. Non ho nessuna follia da raccontare xD

8. Un sogno nel cassetto.

Pubblicare il mio primo romanzo che sarebbe già ultimato ma devo trovare il tempo di contattare la CE che ho trovato. E’ un romanzo semi autobiografico che si ricollega agli argomenti trattati nel blog, ovvero la Sindrome di Asperger e tutte le difficoltà vissute da una ragazza che lo scopre agli sgoccioli della carriera liceale. Il motto del blog fa riferimento al titolo di questa storia, ve lo lascio intuire 😉

9. Un libro che non vi stanchereste mai di leggere e rileggere e perché?

Devo decidermi a trovare il tempo di rileggere Harry Potter, Hunger Games e Divergent. Voglio analizzare queste tre saghe del cuore con tutte le loro criticità. La saga di HP ormai è un tasto dolente perché l’autrice sta perdendo un sacco di seguito per via di certe affermazioni... ne vorrei anche parlare ma è troppo complicato.

10. Un film che, come sopra, non vi stanchereste mai di guardare e riguardare e, perché?

Non lo so. Di film che mi piacciono ce ne sono ma non sono solita riguardarli comunque cito Piccole Donne di Greta Gerwing e Frozen II- il segreto di Arendelle perché vorrei farli vedere al mio ragazzo appena possibile.

E non sono ancora finite, ne ho altre ventidue alle quali rispondere in una botta che arrivano da Elena e Laura. Ne vedremo delle belle xD

Dopo questa mi metto a lavoro,

A presto,

Cate L. Vagni

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Autismo risponde

Continuiamo la rubrica Le esperienze degli altri iniziata con lo scorso articolo presentando una rubrica del Canale Youtube Neuro Peculiar chiamata l’Autismo risponde.

Trailer della prima stagione iniziata il 2 aprile 2020

Sono ventuno domande rivolte a persone autistiche per raccontare la loro esperienza circa la diagnosi e i vari aspetti. La seconda stagione ha otto episodi.

E’ una iniziativa nata in una giornata particolare, ovvero la Giornata Mondiale della consapevolezza dell’Autismo. E’ importante perché, nella maggior parte dei casi, l’Autismo è raccontato da Neuro Tipici che entrano in contatto con autistici, non da coloro che lo vivono in prima persona. Ho intenzione di parlarne visto che è una ricorrenza di una certa rilevanza anche e sopratutto mediatica.

Questa serie di video mi è molto d’aiuto per l’articolo che ho in mente da un bel pò ma devo ancora capire come organizzare che parlerà quasi sicuramente di temi assai delicati come Sovraccarico sensoriale, shutdown e meltdown. Sto imparando tanto anche su me stessa e queste spiegazioni davvero precise e puntuali hanno fatto capire anche a me determinate sfaccettature che servono a comprendere una realtà molto complessa. Il linguaggio dello Spettro Autistico è specifico e per questo la sua comprensione potrebbe essere ostica. Voglio evitare il più possibile di complicarla ulteriormente visto che il mio scopo è sensibilizzare. Nel caso sarò felice di saperlo direttamente da voi lettori 🙂

L’Autismo risponde Domanda 7: Spettro autistico e tipi di funzionamento”

Vi consiglierei di guardare le due stagioni integralmente per avere un punto di vista differente dal mio che spero vi torni utile.

Nei prossimi giorni proverò a lavorare a questo articolo che spero di pubblicare quanto prima oltre che a uno che probabilmente dedicheró alla nascita di Temple Grandin avvenuta il 29 agosto 1947. Con la sua storia forse inizierò una rubrica sulle persone famose autistiche ancora in vita visto che qualche mese fa avevo parlato di persone famose vissute prima della scoperta della condizione le quali hanno ricevuto una sorta di “diagnosi post mortem argomento che mi lascia molto perplessa ma era interessante trattarlo per aprire alcune parentesi su tratti che ho già iniziato a chiarire e altri dei quali parlerò appena me la sentirò perché sono tutt’ora tasti dolenti nella mia vita.

A presto,

Cate L. Vagni

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Le esperienze degli altri

Nell’articolo di oggi aprirò una sorta di rubrica chiamata “Le esperienze di altri” dove analizzo i racconti di altre persone autistiche sia online che in altra forma.

La premessa riguarda il fatto che in questi ultimi tempi ho iniziato a confrontarmi con altre persone autistiche soprattutto su Instagram e questo è fondamentale per riflettere su me stessa.

Oggi vi parlo del libro I- asperger di Andrea T. Vi consiglio sia di dare un’occhiata al suo profilo Instagram dove pubblica alcune vignette o spezzoni di film sotto forma di meme per fare ironia sugli stereotipi legati all’Autismo e il suo blog biligue dove parla di sé.

Abbiamo parlato nei messaggi di Instagram e, oltre ad avermi aiutata a personalizzare la home del mio blog, mi ha anche inviato il link del pdf del suo libro. A novembre 2020 ne uscirà una nuova versione, come da lui annunciato in uno degli articoli più recenti.

Nonostante le centoundici pagine si legge velocemente visto che i capitoli sono molto concisi. L’autore racconta le fasi della sua vita con tutte le difficoltà che ha incontrato prima di ricevere la diagnosi cinque anni fa con annesse spiegazioni di alcuni punti e osservazioni sulla percezione falsata ma purtroppo diffusa sull’Autismo e sul sentirsi dire che “non sei autistico” perché rientri tra coloro che vengono definiti “ad alto funzionamento”. Ho trovato alcune analogie con ciò che ho vissuto – e vivo- anch’io soprattutto in aspetti come la gestione dei cambiamenti improvvisi.

Non ho molto da dire su questo libro se non che vi consiglio di leggerlo per capire meglio gli ostacoli che incontra chi riceve una diagnosi tardiva, considerando anche che negli anni ’70 non esisteva una definizione medica dello Spettro Autistico, e sopratutto che, nonostante la diagnosi si basi su tratti comuni e riscontrabili in chi si scopre Asperger – definizione che, tra l’altro, è stata depennata dai manuali diagnostici per accorparla allo Spettro Autistico detto “lieve” insieme al concetto di Funzionamento che sta venendo piano piano sostituito da Livello.-, ognuno di noi li vive e manifesta nelle forme più disparate che possono generare una grande sofferenza nella persona autistica.

Per concludere l’articolo vi lascio un post tratto dalla pagina di un’altra ragazza autistica con la quale ho avuto alcuni scambi su Instagram. E’ una ballerina. La pagina si chiama The Mind With Red Wings_ Autismo sia su Facebook che su Instagram.

Tanti argomenti assai delicati legati alla mia condizione verranno trattati con il tempo perchè devo ancora capirli davvero. Essere autistica non mi rende automaticamente preparata su tutto ciò che riguarda questo mondo.

A presto,

Cate L. Vagni

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Liebster Award 2020

Un altro gioco divertente nel quale sono stata menzionata da Wuthering Books che consiste nel rispondere a undici domande da lui poste.

Le regole

  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog
  • Rispondere alle 11 domande ricevute
  • Nominare altri 5-11 blogger
  • Chiedere 11 domande ai blogger nominati
  • Avvisare i blogger che sono stati nominati

Le mie risposte:

  1. Film preferito uscito negli ultimi tre anni?

Piccole Donne di Greta Gerwing

2. Un personaggio famoso dal quale ti senti ispirata?

Ne ho parecchi. Non so davvero chi scegliere xD Dico Satoshi Tajiri ovvero il creatore dei Pokèmon non solo perché ci sono cresciuta e questa passione non mi ha mai abbandonata ma anche per aver scoperto che anche lui è Aspie – termine amichevole per riferirsi alla Sindrome di Asperger e a chi lo è. Prima o poi inizierò una disamina di tutte le persone ancora vive che rientrano nello Spettro Autistico. Prossimamente aprirò l’enorme parentesi sui cosiddetti interessi assorbenti – termine che io trovo quantomai fastidioso ma non divaghiamo – per raccontarvi dal mio amore per il Giappone.

3. Viaggi all’Estero o in Italia?

Entrambi

4. Posto più bello che hai visitato?

Difficile dirlo. Tra estero e Italia ho visitato un sacco di bei posti. Diciamo Scozia per il momento.

5. L’album che stai consumando?

Detta in totale onestà? Nessuno. La musica mi piace ma è un sacco di tempo che non ascolto un album, sia nuovo che vecchio, di un qualsiasi artista che ammiro.

6. Lingua che ti piacerebbe imparare?

Giapponese da tutta la vita ma a dirla tutta anche spagnolo.

7. Come festeggi un successo?

Sia in famiglia che organizzando cene con i miei amici per godermi il momento.

8. Hai animali domestici?

Una gatta di dieci anni di nome Mizzi. Le vogliamo bene anche se non è esattamente la gatta più affettuosa del mondo ahah.

9. Usciremo mai dalla pandemia o ci limiteremo a conviverci?

Uhm… spero la prima con tutto il cuore. Poi, certo, un vaccino renderebbe più tranquilla la convivenza con qualcosa che in ogni caso non scomparirà mai del tutto.

10. Trump perderà a novembre o dovremo pregare per i prossimi quattro anni?

Non ho il coraggio di rispondere…

11. Stagione preferita?

Estate perché ad agosto c’è il mio compleanno 😀

Le mie domande:

  1. Cosa avete studiato\ studiate o, in alternativa, che lavoro fate?
  2. Anche voi avete Netflix o come me non guardate nessuna serie che va di moda?
  3. Colore preferito?
  4. Avete mai percorso grandi distanze per andare in vacanza? Se sì. con quale mezzo e per quanto tempo?
  5. Seguite qualche Booktuber?
  6. Se avete studiato lingue, quale vi è piaciuta di meno tra quelle?
  7. La pioggia vi mette sonno o riuscite a lavorare anche con il brutto tempo?
  8. Polemica più squallida che avete sentito\ seguito su YouTube?
  9. Comico preferito?
  10. Riuscite a fare a after o a una certa ora vi viene sonno?
  11. Segno zodiacale?

Nomino:

Elena e Laura

Shio76

Dia43

Roberto Iovacchini

Nomino di nuovo colui che mi ha menzionata per primo perché sono curiosa soprattutto per la domanda 5 xD ( Wuthering Books )

Spero che le domande siano divertenti e che vengano fuori risposte interessanti :).

Alla prossima,

Cate L. Vagni

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La mia esperienza con il digitale

La sessione estiva si è conclusa con grande soddisfazione ieri, ma per mantenere attiva la pagina Instagram del blog ho pubblicato tre foto:

La prima era una breve recensione di Vai tranquillo agi e disagi di uno studente di uno studente universitario dello Youtuber Filippo Caccamo.

La seconda è una FanArt de Il sognatore di Laini Taylor che rappresenta Lazlo Strange intento a leggere.

La terza è di lunedì ed è stata molto complicata da scrivere per l’argomento: un post dedica alla morte di Chester Bennigton, il cantante dei Linkin Park.

Nell’articolo di oggi volevo parlare della mia esperienza con il mio Kindle Paperwhite .

Ho iniziato a leggere in digitale quasi un anno fa perché lo zaino che porto con me durante il periodo universitario non è abbastanza capiente e quindi o portavo i manuali o un romanzo cartaceo che a volte poteva anche essere pesante.

Il primo romanzo letto è stato Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Al di là della lettura in sé, che mi ha fatto riflettere molto per il tema trattato e lo stile narrativo scelto dall’autore, sono rimasta soddisfatta da questa scelta. La grande differenza con il cartaceo è che la luce si regola da sola e di conseguenza la lettura serale è meno faticosa.

Successivamente ho scaricato due manuali che mi servivano per preparare l’esame che ho sostenuto proprio ieri. Altra esperienza positiva anche se mi devo ancora abituare a evidenziare senza far scorrere la pagina o a doverlo rifare all’infinito a causa del fatto che se vuoi cancellare l’ultima riga che magari hai evidenziato inavvertitamente l’eBook toglierà l’intera parte evidenziata. Se qualcuno sa come evitarlo un consiglio è ben accetto.

In questo momento ho in lettura Per chi suona la campana di Ernest Hemingway in inglese. L’eBook, se hai a disposizione la connessione Wifi, ti suggerisce traduzioni di parole che potresti non conoscere o capire subito ma anche un collegamento a Wikipedia o a dizionari vari per ulteriori spiegazioni. Per me è un inglese molto comprensibile e mi sto impegnando per terminarlo dopo mesi di blocco. Magari un giorno analizzerò sia il romanzo di Calvino che questo dato che sono ambientati in un periodo storico fondamentale da conoscere e ricordare. Calvino parla della Resistenza italiana, Hemingway della Guerra di Spagna.

Altra cosa: come si fa a capire quanta memoria ha l’eBook? Perchè non vorrei rischiare di riempirla troppo velocemente scaricando romanzi che in cartaceo sarebbero sia pesanti che ingombranti ma che, a causa del numero delle pagine, potrebbero occuparne una buona parte.

Questo è il breve racconto della mia esperienza. Positiva anche se con qualche piccolo intoppo dovuto all’abitudine di studiare su manuali cartacei.

Quanti altri ne hanno uno? Come vi trovate?

A presto,

Cate L. Vagni.

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Mancanza o differente modo di sentire?

Eccomi tornata.

In questa prima tappa nel viaggio nella mia mente il primo punto da trattare è l‘empatia. Premetto che tutti i temi, ovviamente, sono legati tra loro quindi anche se li tratto uno alla volta ritorneranno in tutte le analisi. Soprattutto questo è collegato con un nodo indistruttibile ai successivi.

Come sempre partiamo dalla definizione per poi arrivare a collegarla alla condizione. Cos’è l’empatia?

E’ “la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.

Nella visione comune e fuorviata della mia condizione si tende a pensare che la persona autistica sia del tutto priva di empatia. Come vedremo, è una semplificazione che sminuisce le nostre difficoltà.

Mi sto documentando molto per essere il più esauriente possibile – essere autistica non vuol dire che so tutto per partito preso, anzi, sto scoprendo io stessa molte cose grazie a questa mia decisione.- e una delle spiegazioni che mi ha aperto davvero gli occhi è stata quella della Dottoressa Olga Bogdashina nel suo libro Autismo e spiritualità, Psiche, sè e spiritualità in persone nello spettro autistico del 2016.

La dottoressa evidenzia che esistono diversi tipi di empatia: sensoriale, emotiva/ affettiva e cognitiva.

Nelle persone Neurotipiche è prevalente, appunto, quella emotiva. Da qui il concetto di “mettersi nei panni dell’altro” origine della concezione errata che vede le persone Neurodiverse come carenti o del tutto insensibili.

Gli autistici tendono a razionalizzare anche le emozioni e le sensazioni che per natura non possono avere una spiegazione logica. Ammetto che spesso anch’io incappo in questo errore di valutazione. Esaminando gli altri due tipi di empatia citati si scoprirà che molti sono ipersensibili.

Nell’empatia sensoriale si ha quasi una simbiosi con la persona con la quale si ha una relazione e di conseguenza si ha la capacità di comprendere i comportamenti altrui nonostante la difficoltà a interpretarne i sentimenti. La persona tende a portare all’estremo le sensazioni dell’altra tanto da arrivare ad avere crisi soprattutto quando si “assorbono” quelle negative. La Bogdashina riporta uno studio fatto su bambini autistici e caregiver per evidenziare le reazioni di questi dal momento che si sentivano particolarmente legati a coloro che li accudivano.

Nella variante cognitiva o “intellettuale” le emozioni sono fuse con l’arte in ogni sua forma. La persona autistica riesce a esprimerle grazie a immagini, suoni, parole.

Un ulteriore ostacolo che la persona autistica deve affrontare e che la fa percepire come fredda e distaccata è quella condizione chiamata alessitimia alla base del non saper dare un nome né alle emozioni provate in prima persona né a quelle degli altri, tendenza ad amalgamare stati d’animo a sensazioni fisiologiche, non riuscire individuare le “cause scatenanti” delle emozioni e preferire le azioni alle parole per esprimere ciò che si sta cercando di nominare. Per approfondire lascio questo link.

Nella mia esperienza io ho sempre pensato di essere ipersensibile anche se spesso, purtroppo, mi sono sentita dire frasi come “Ma capisci cosa stiamo provando?” con un tono molto vicino alla provocazione che sicuramente non mi aiutava a capire cosa stava succedendo. Credo di avere una empatia sensoriale fin troppo sviluppata che si amplifica quando il legame con quella persona è vissuto nel profondo. Qui si toccano anche argomenti delicati come amicizia, amore ed emozioni a esse collegate, dei quali parlerò con la dovuta attenzione quando me la sentirò. Paradossalmente, pur avendo un linguaggio davvero ricco, perdo quasi del tutto la capacità di esprimermi a voce nel preciso istante in cui la componente emotiva esplode. Di conseguenza la mia empatia cognitiva si realizza nella scrittura. La questione stati d’animo \ stimoli fisiologici mi dà molto da pensare. Forse anche questa mi tocca da vicino perché spesso mi sento tesa senza un apparente motivo soprattutto se ho fame.

Una ulteriore componente dell’autismo che merita un articolo separato è proprio quella degli stimoli sensoriali e dell’effetto che hanno sulla stabilità emotiva e psicologica della persona autistica. Ci sono due conseguenze a questo sulle quali sto acquisendo più informazioni possibili per capire se e in quale delle due rientro – anche se, spesso, sono una di seguito all’altra- ovvero meltdown e shutdown. Un’esplosione di sentimenti negativi che porta a pianti o anche ad azioni – involontariamente- violente e pericolose per sé e per gli altri nel primo caso o un‘implosione silenziosa anche se ugualmente dolorosa nella quale ti isoli dal mondo per ritrovare l’equilibrio nel secondo.

A noi non manca nulla, sentiamo in un modo che è difficile da esternare perché siamo i primi che non lo comprendono pienamente. Quindi prendeteci per mano e aiutateci a capire. esplorate il nostro mondo interiore come noi cerchiamo di fare con il vostro. Dove non arrivano le parole possono arrivare i gesti. Un giorno spero di non dover più parlare di “noi” e “voi” ma per il momento lo posso far comprendere solo così.

A presto,

Cate L. Vagni

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Riflessioni per venirci incontro il più possibile

Siccome tengo a questo piccolo spazio, mi voglio impegnare a tenerlo vivo nonostante il periodo di esami universitari.

Per analizzare i vari punti della diagnosi ci vuole tempo, oltre al fatto che devo trovare il modo giusto per parlarne senza lasciarmi andare a sconclusionati flussi di coscienza che rischiano di non far arrivare il messaggio come voglio portando a un fraintendimento.

Il 18 giugno è stato l‘Autistic Pride Day, una ricorrenza che ho scoperto grazie alla pagina Facebook Bradipi in Antartide , pagina che spiega la nostra condizione tramite le “avventure” di un bradipo con tutte le sue difficoltà. Vi consiglio di darci un’occhiata. Questa giornata aveva un valore particolare perché non è stata decisa da associazioni, ma dagli autistici per sè stessi. Ci sarà modo di parlare delle due Giornate Mondiali del 18 febbraio – dedicata specificatamente alla Sindrome di Asperger – e 2 aprile Consapevolezza dell’Autismo -. Approfondirò entrambe le giornate e la rappresentazione che si portano dietro quando sarà il momento.

Oggi volevo porre l’attenzione su una riflessione legata a un tema che ho già trattato in un altro articolo: il linguaggio e la sua importanza se legato a determinati contesti che richiedono maggiore sensibilità .

Quando si parla di autismo si tende a utilizzare espressioni che, per quanto possano essere usate in buona fede, potrebbero avvicinarsi all’abilismo ovvero “affetto da” o “con autismo”. Se si dovesse ragionare sui livelli di gravità delle due espressioni, la prima è indubbiamente la peggiore.

Ho sottolineato e sottolineerò che l’Autismo non è una malattia. Ne segue che la prima espressione va evitata sempre e davvero è assimilabile all’abilismo. Una malattia ha bisogno necessariamente di una cura quindi definirci “affetti da \ malati di autismo” passa un’idea fuorviante che alimenta l’emarginazione e la discriminazione delle persone autistiche. Ci sono numerose controversie nate da metodi obsoleti con lo scopo di “curare” una condizione dalla quale non si può guarire, ma con la quale semplicemente impari a convivere.

La seconda espressione, invece, potrebbe essere usata in buona fede. Il punto è che potrebbe far passare l’idea, anche in questo caso fuorviante, secondo la quale l’autismo sia una specie di “accessorio da portare con sé che può anche essere lasciato da parte” . Molti autistici, tra i quali la già citata pagina dei Bradipi in Antartide, fanno ironia su questo modo di dire citando Karate Kid modificando la frase da “Metti la cera, togli la cera” a Metti l’autismo, togli l’autismo”. Dato che parliamo di sfumature, non si può pensare che la persona autistica abbia il giusto autocontrollo in ogni situazione soprattutto se questa genera in lei crisi forti ma non visibili perché è la prima che si autoreprime per paura di “spaventare gli altri”. L’autismo è parte della persona, non può essere scisso in alcun modo dalla stessa. Ho sentito che alcuni accettano questa locuzione senza problemi, ma, appunto, la gran parte non la gradisce perché l’Autismo non è un accessorio che ti porti dietro e del quale puoi “fare a meno“, se lo sei lo resti tutta la vita anche quando impari strategie per vivere in questa società nonostante gli ostacoli che ti si parano davanti sotto tutti i punti di vista.

E’ un altra “infarinatura generale” che sentivo di dover fare prima di entrare nel merito di una condizione così complessa. Ogni punto avrà la sua analisi partendo dalla mia esperienza personale nella quale spero che alcuni si potranno rispecchiare mentre altri probabilmente no. Va bene così, dopotutto siamo tutti diversi, anche tra noi. Con il tempo spero che questo viaggio nella mia mente possa fare la differenza per tanti altri.

A presto,

Cate L. Vagni

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Un “ritorno di fiamma”

Dopo mesi di blocco del lettore o reading slump – come si dice negli ultimi tempi su Booktube riprendendo il termine dall’inglese – questo libro mi ha aiutato a ritrovare la voglia di leggere.

Il titolo dell’articolo vuole essere un riferimento alla ragazza di fuoco protagonista della trilogia originale, Katniss Everdeen.

A dieci anni dall’uscita del primo volume della trilogia l’autrice Suzanne Collins ha deciso di tornare con questo libro. La prima rivelazione è che l’autrice ha preso una via del tutto inaspettata: sarebbe stato facile un prequel su personaggi come Haymitch o il tanto amato Finnick Odair o un sequel sui figli di Katniss e Peeta. La Collins, contro ogni aspettativa, ci ha regalato un prequel sull’antagonista, Coriolanus Snow.

Essendo l’antagonista, la scelta ha fatto storcere il naso a molti. Inizialmente anch’io ero scettica ma alla fine ho deciso di dargli una possibilità. E non me ne sono affatto pentita.

Se la trilogia era narrata in prima persona da Katniss, La Ballata dell’usignolo e del serpente è in terza persona quasi come se la stessa Collins cercasse di creare un distacco tra il lettore e il protagonista, con il quale in effetti non è facile empatizzare.

Resta legato allo Young Adult ma ci sono tematiche e descrizioni così cruente che lo si può considerare molto vicine al New Adult.

Sulla trama non posso dire molto dato che si rischierebbe di fare spoiler.

L’ambientazione è Capital City. Non la Capital che abbiamo visto con gli occhi di Katniss nel secondo volume della trilogia, ovvero La ragazza di fuoco: lo sfarzo che avevamo visto non esiste, è una città distrutta dalla guerra dove persino i membri dell’èlite cittadina hanno difficoltà economica e lottano contro la fame e la povertà. Coriolanus ha diciotto anni e vive in un attico con la nonna e la cugina, Tigris personaggio presente anche nella trilogia, stilista molto sopra le righe che ne Il canto della rivolta aiuta i ribelli.-, orfano di padre e madre e svantaggiato rispetto ai compagni dato che la guerra ha portato al declino della famiglia.

Il libro è diviso in tre parti: il mentore, il premio e il Pacificatore.

Il giovane Coriolanus è un personaggio grigio con una moralità ambigua e spesso difficilmente condivisibile. Si ritroverà a fare da mentore al tributo del Distretto 12, Lucy Gray Baird. La ragazza, a un primo impatto, mi ha ricordato Johanna Mason, il mio personaggio preferito. In realtà leggendo si nota come lei sia molto diversa da questo personaggio ma anche da Katniss. E’ lei l‘usignolo del titolo, è una cantante. La sua caratterizzazione mi è sembrata ben riuscita e l’ho apprezzata molto. E i serpenti sono la sua arma.

I personaggi intorno a lui sembrano poco approfonditi ma è una scelta studiata in quanto il ragazzo non ha interesse a intessere relazioni interpersonali con i suoi coetanei nonostante sia cresciuto con la maggior parte di loro tanto da essere quasi amici d’infanzia. Eccetto per un personaggio, Seianus Plinth, al quale Coriolanus si lega suo malgrado che è quasi il suo opposto. Coriolanus è cinico, distaccato e arrivista.

Si parla dei Decimi Hunger Games e i ragazzi devono trovare un modo per attirare pubblico. In molte parti sono rimasta con il cuore in gola e il fiato sospeso proprio perchè, come accennavo, le descrizioni sono forti e vivide nella mente del lettore.

Un aspetto che più di tutti mi ha fatto riflettere e amareggiato è stato il trattamento dei tributi che mi è parso ai limiti dell’inumano. I dilemmi morali per i quali il libro sembra essere più maturo partono proprio da lì: i ragazzi di Capital e quelli dei Distretti sono davvero così diversi? Dopotutto entrambi sono sopravvissuti a una guerra e continuano a pagarne le conseguenze. Immaginare ragazzi chiusi nella gabbia di uno zoo e trattati alla stregua di animali mi ha stretto il cuore.

Seianus cerca in tutti i modi di far vedere quanto i Giochi siano ingiusti e inumani senza venire preso in considerazione dato che per gli altri i Giochi, seppur ancora in fase sperimentale, rappresentano uno spettacolo e sono considerati il giusto modo per tenere a bada i Distretti. E’ una guerra eterna.

Un personaggio estremamente sadico con il quale il protagonista instaurerà un rapporto fondamentale per arrivare ai suoi scopi è il Capostratega, la Professoressa Gaul. Questo personaggio mi resterà impresso nella memoria proprio per il modo in cui si approccia ai suoi studenti e al distacco che mostra a ogni notizia tragica sia sui tributi che sui ragazzi.

In definitiva, il libro merita e forse mi è piaciuto molto più della trilogia originale. Penso che il ragazzo presentato nella narrazione abbia già tutte le carte in regola per diventare il Presidente spietato che conosciamo. Tra lui e Lucy nasce una relazione particolare che, per com’è costruito il personaggio, non mi ha convinto granché e difficilmente si può considerare romantica. Ogni sua mossa è studiata per il tornaconto personale.

Vi consiglio di leggerlo per riscoprire la saga da un altro punto di vista. Forse come primo approccio al mondo di Hunger Games può confondere ed è meglio partire dalla trilogia, su questo mi allineo a tante opinioni che ho sentito in questi giorni.

Spero che questa analisi vi abbia incuriosito,

A presto,

Cate L. Vagni

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Andare oltre ciò che si vede

Nei vari articoli scritti fino ad adesso sui Disturbi dello Spettro Autistico e la Sindrome di Asperger ho citato più volte il macroargomento stereotipi e rappresentazioni. Qui cercherò di analizzarlo al meglio.

Partiamo dal termine: Cosa sono gli stereotipi?

Sono preconcetti usati per far comprendere nella maniera più semplice un discorso che non sarebbe così immediato se non è già ben chiaro nella tua mente per cui magari hai qualche informazione vaga per qualsiasi ragione.

Gli stereotipi esistono in ogni ambito, mi vengono in mente tutti quelli esistenti sulla Comunità LGBT. I Disturbi dello Spettro Autistico stanno avendo maggior rilievo solo negli ultimi anni e ci sono tanti esempi che dovrebbero avvicinare a questo mondo anche se io sono portata a pensare che siano macchiette e tendano a omologarci.

La rappresentazione mediatica enfatizza alcuni aspetti come la difficoltà a empatizzare con gli altri, l’attaccamento quasi ossessivo alla routine che porta a discussioni evitabili in casi come i posti già stabiliti, ma soprattutto, la maggior parte di questi sono geni nelle scienze.

Credo che l’esempio più famoso sia Sheldon Lee Cooper dalla serie Tv Big Bang Theory

Questo personaggio è fisico teorico. Il suo nome è un omaggio all’attore, regista e produttore Sheldon Leonard e al Premio Nobel Sheldon Lee Glashow, che ha dato importanti contributi alla meccanica quantistica.

Nella foto il regista Sheldon Leonard
Nella foto il fisico Sheldon Lee Glashow

Ho seguito sporadicamente la serie però so che Sheldon ha alcuni comportamenti che lo avvicinano alla Sindrome di Asperger – visione in realtà smentita dagli stessi produttori, che non vogliono categorizzare in alcun modo i loro personaggi – : vive con il migliore amico Leonard Hofstadter, al quale impone una serie di regole ferree da rispettare per la convivenza. Spesso si vedono i loro due amici Raj Koothrappali e Howard Wolowitz e i quattro hanno i posti stabiliti sul divano, sui quali Sheldon non transige in alcun modo. Ha una enorme competenza nel suo campo di studio, tanto da sembrare arrogante e pieno di sé alle volte. Nelle ultime stagioni matura dal punto di vista emotivo grazie a una ragazza che, tra l’altro, ha un carattere simile al suo, Amy Farrah Fowler.

Prima di conoscerla il personaggio mostra che, nonostante eccella nel suo campo di studi, ha una grande difficoltà a rapportarsi con gli altri personaggi. La sua eccessiva onestà spesso rasenta l’offesa e lo fa passare per un personaggio privo di tatto. Questo tema mi tocca nel profondo e credo sia uno dei pochi punti per i quali posso sentirmi affine a lui. Come dicevo sopra, dà l’impressione di essere arrogante. Famosa è la gag nella quale bussa ripetutamente alla porta della vicina – nonché fidanzata dell’amico Leonard- Penny chiamandola finché non apre. L’Autismo ha tanti movimenti stereotipati e ripetuti con lo scopo di tranquillizzarsi definiti come stimming. Ma non è un tratto esclusivo di Autismo e Sindrome ma anche del Disturbo Ossessivo Compulsivo, nel quale si tende a trovare conforto ripetendo determinate azioni – che diventano, appunto, compulsioniper allontanare i pensieri ossessivi. Non entro nel merito perché è una questione assai delicata che richiede un livello di approfondimento che non ho. Il DOC è una comorbilità della Sindrome ma per quanto riguarda Sheldon, i produttori non vogliono farlo rientrare neanche in quella categoria.

Il suo interesse specifico e assorbente è la serie di Star Trek, che conosce a menadito e alla quale fa riferimento in più occasioni. Il personaggio ha una memoria eidetica e un orecchio assoluto molto sviluppati.

Sulla memoria eidetica e la memoria fotografica potrei dire la mia. Personalmente ho sempre saputo che la seconda è molto sviluppata in me e mi aiuta nello studio. Molti autistici la hanno infatti le rappresentazioni la evidenziano facendo snocciolare al personaggio – in senso lato, qui non mi riferisco direttamente a Sheldon- una serie infinita di informazioni imparate a memoria e nella maggioranza dei casi anche inappropriate al contesto.

Sheldon ha riscosso così tanto successo da avere uno spin off tutto suo per raccontare la sua infanzia e adolescenza. La mia analisi non vuole denigrare il personaggio, il mio scopo è portare un esempio dal quale non mi sento del tutto rappresentata. Infatti ci sono stati periodi in cui rifiutavo di guardare la serie siccome vederlo mi causava sensazioni contrastanti: da una parte mi sentivo a disagio, dall’altra mi sforzavo di non pensarci per godermi l’episodio che stavo guardando per quello che era. Anche perché è indubbiamente una sitcom divertente da guardare per passare il tempo.

La mia speranza, oltre al desiderio di vedere un personaggio autistico o Asperger bravo nelle arti o nei campi umanistici in generale, è che trovino il modo di superare lo stereotipo che ci vede come tendenzialmente privi di empatia, anaffettivi che non danno né vogliono ricevere abbracci o baci, quasi geniali, che parlano solo ed esclusivamente dei loro interessi, e tanto altro.

Lo stereotipo non è negativo di per sè, lo diviene nel momento in cui ci si basa esclusivamente su quello e si pensa che rappresenti la realtà senza andare oltre a ciò che viene mostrato.

Spero che questa veloce disamina sugli stereotipi vi abbia chiarito la situazione e vi possa guidare verso una maggiore comprensione del mio mondo. Ogni punto ha bisogno della sua spiegazione precisa e puntuale lo farò.

A presto,

Cate L. Vagni

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Analisi di un genere: la distopia

Oggi propongo l’analisi di uno dei generi che preferisco: la distopia.

Immagino che questo tipo di disamine siano già stata proposte svariate volte ma cercherò di rendere la mia il più personale possibile.

La parola è l’opposto di utopia, ovvero nonluogo perfetto nel quale c’è pieno bilanciamento tra potere e popolo, non ci sono guerre e disuguaglianze. Al contrario, in questi romanzi il mondo è completamente privo di equilibrio, spesso distrutto e costantemente in guerra. Secondo Oxoford English Dictionary il termine è nato nel 1868 con John Stuart Mill tramite il sinonimo cacotopia, coniato nel 1818 da Jeremy Bentham.

Nonostante il genere ha avuto la massima espansione nella seconda metà del Novecento, anche il romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift del 1726 viene visto come distopico ante litteram. Questa idea nasce dalle varie descrizione satiriche delle popolazioni incontrate dal protagonista Lemuel Gulliver, soprattutto nei giganti Brobdingnag l’autore ha voluto rappresentare gli usi e i costumi della società inglese del tempo in toni grotteschi come dura critica verso gli oppressori della sua Patria, l’Irlanda. Per un approfondimento lascio questo link di analisi dell’opera.

Nella prima ondata della fantapolitica antitotatilitaria abbiamo esempi come Il mondo nuovo di Aldous Huxley del 1932 , 1984 di George Orwell del 1949 o Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood del 1985. Le caratteristiche principali sono la presenza di gerarchie sociali rigide e insormontabili, culto della personalità nella figura del leader carismatico e del regime che attua propaganda e controlla i sistemi educativi per favorire il pensiero unico, paura e repulsione per tutto ciò che si trova oltre lo Stato, torture fisiche e psicologiche degli oppositori, sorveglianza dei cittadini attraverso un corpo paramilitare dal quale gli stessi sono costantemente controllati che può essere sostituito da reti tecnologiche molto avanzate con lo stesso scopo. Legame con il mondo naturale che non è più parte della vita comune.

Nella seconda ondata del post- apocalittico il genere si assimila allo Young Adult e alla fantascienza parlando di società ricreate dopo la totale distruzione del genere umano e i pochi superstiti, sia umani che animali potrebbero aver subito manipolazioni genetiche. Gli esseri umani lottano per la sopravvivenza con armi tecnologiche rudimentali. I grandi esempi sono Hunger Games di Suzanne Collins – saga della quale è recentemente uscito un prequel intitolato La Ballata dell’usignolo e del serpente che è in lettura e conto di recensire senza troppi spoiler il prima possibile -, Divergent di Veronica Roth, ma anche manga come L’Attacco dei Giganti di Haijime Isayama. Tutti hanno come periodo di riferimento l’arco di tempo dal 2009 al 2015 se si tiene conto anche dei film derivati da queste trilogie e oggi sta cambiando ancora.

1984 è uno dei miei romanzi preferiti così come Hunger Games e Divergent. Del primo forse un giorno farò un’analisi ma è un classico molto conosciuto di conseguenza, come per questa articolo una recensione difficilmente sarebbe originale però nulla mi vieta di tentare un giorno visto che ho legame particolare con questo romanzo. Conto di recuperare molti altri romanzi distopici. Le due trilogie del cuore Hunger Games e Divergent avranno la loro rilettura anche perché ricordo benissimo che sono due saghe considerate pressoché identiche nonostante in realtà siano accomunate solo dal target e dal genere il quale è sviluppato in maniera molto differente nei due casi. Anche la stessa saga della Collins ha ricevuto accuse di aver plagiato il romanzo poi adattato a manga Battle Royale di Kuoshun Takami in un periodo in cui un governo che costringe dei giovani ragazzi a una estenuante lotta di sopravvivenza per puro spettacolo e ai limiti della morale stava andando di moda. Sono controversie che non passeranno mai e che io reputo neanche tanto fondate molte volte. Se più autori seguono la stessa ondata sapendo che ai lettori piace capita che le idee si ripetano e le opere si assomiglino.

Ne esiste anche una terza ondata posta a metà tra le prime due dove la catastrofe umanitaria è imminente ma non ancora ultimata e la si percepisce durante la narrazione.

Credo che parlerò di molti altri generi che mi stanno a cuore come il fantasy e lo storico.

Spero che questo veloce approfondimento vi abbia incuriosito,

A presto,

Cate L. Vagni

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Essere “sopra le righe” o l’Autismo quando ancora non aveva un nome

Nell’ articolo su Alan Turing ho affermato che lui è stato uno dei tanti che rientra nelle ipotesi di poter esser stato un probabile Asperger. Ipotesi che non può essere né confermata né smentita, ma che è stata ritenuta fuorviante dalla critica visto che il crittografo britannico aveva sicuramente la tendenza a voler lavorare in solitudine pur avendo comunque la capacità di socializzare.

La parentesi stereotipi verrà aperta più volte soprattutto partendo dalle serie televisive, in primis Big Bang Theory. Lo si può considerare il macroargomento fondamentale per trattare le varie caratteristiche dello Spettro.

La domanda da porsi è: Come si possono fare ipotesi su personaggi vissuti prima di colui che ha dato il nome alla Sindrome e prima che la condizione avesse un nome?

Nella Sindrome ci sono molti tratti che sono stati riscontrati in personaggi storici particolarmente legati e portati per il loro lavoro oppure che mostravano comportamenti “sopra le righe” per l’epoca di riferimento. Sottolineo che trattandosi di ipotesi, in realtà le informazioni sono molto scarne ma spero di far riflettere ugualmente su come basti poco per essere considerati diversi.

Michelangelo Buonarroti ( 1475 – 1564)

L’ipotesi su questo grande artista e la sua appartenenza allo Spettro Autistico è stata avanzata dal Dr. Muhammed Arshad e sostenuta dal professor Michael Fitzgerald. Se paragonato al suo rivale Raffaello Sanzio, Michelangelo è ricordato come poco incline alla socialità, tendente all’irascibilità e con un grande attaccamento al proprio lavoro tanto dal rasentare il perfezionismo – vedesi l’affresco del Giudizio Universale, oggetto di varie correzioni prima di essere mostrato al pubblico e, soprattutto, l’incompiutezza nelle opere marmoree nelle quali si ricercava la perfezione assoluta.

Come si potrà notare da queste scarne descrizioni è proprio l’attaccamento ossessivo al proprio lavoro a essere un tratto comune a molti.

Sir Isaac Newton ( 1642 – 1727)

Gli scienziati sono la maggioranza di persone ipotizzate come Autistici. Lo stereotipo dell’autistico genio della matematica è forse il più diffuso. Inutile dire che io non mi ci rivedo affatto ma ne riparleremo.

Tale ipotesi è stata portata avanti dall’Università di Cambridge e si basa sulla tendenza a isolarsi, l’imbarazzo nelle conversazioni quotidiane, la difficoltà a mantenere le amicizie e l’attaccamento alla routine e una dedizione al lavoro talmente grande da arrivare a sacrificare i pasti e il sonno.

La difficoltà nei rapporti sociali è un tasto dolente che affronterò con la dovuta cautela, non è facile parlarne. L’attaccamento alla routine non so quanto mi riguardi anche se ho una zona di comfort con orari precisi che scandiscono la giornata in maniera schematica però, se serve, li modifico.

Wolfagang Amadeus Mozart ( 1756- 1791)

Ci sono fonti che affermano che anche Beethoven potesse esserlo. Pare che Mozart fosse particolarmente sensibile ai rumori forti. avesse una soglia di attenzione molto bassa e spaziasse in pochi secondi da una vasta gamma di espressioni facciali e comportamenti inappropriati ai contesti sociali di riferimento.

L’ elevata sensibilità ai rumori forti in me si manifesta in occasioni specifiche che cerco di evitare, prima tra tutte la discoteca. Un articolo sulle espressioni facciali potrebbe essere divertente dato che mi viene spesso fatto notare che le mie espressioni non combaciano con ciò che sento e a volte risulto infastidita pur non essendolo. Imbarazzata sì, infastidita quasi mai.

Emily Dickinson (1830- 1886)

Una delle poche donne trovate nella ricerca. Ci sono esempi come Temple Grandin che è ancora in vita e della quale potrei scrivere un giorno.

Questa disparità, per quanto nel caso specifico si tratti, ricordiamolo, esclusivamente di ipotesi, è ancora presente. Il percorso di diagnosi delle ragazze è sempre più duro rispetto a quello dei ragazzi, tema che mi preme visto che ho avuto la diagnosi a diciotto anni. Lo analizzerò con la dovuta attenzione più in là, anche questo è un tasto dolente quanto le relazioni sociali.

La congettura sulla poetessa è stata avanzata dall’accademico Julie Brown nel suo libro Writers on the Spectrum. I segnali della probabile appartenenza della poetessa allo Spettro Autistico sarebbero riscontrabili soprattutto nella non convenzionalità dei suoi scritti se contestualizzati nel tempo in cui visse. Anche lei, come Newton, tendeva a preferire la solitudine e l’isolamento. La Dickinson, però, mostrava di trovarsi più a suo agio con i bambini. Altre evidenze sono l’indossare soprattutto abiti bianchi o il fascino verso i fiori.

Non avendo mai approfondito la sua biografia non so bene cosa pensare anche se non sono molto convinta di poter essere d’accordo con questa supposizione. Non è la sola a essere considerata autistica per comportamenti non conformi alla sua epoca. Dal poco che ho letto, il suo biografo Lyndall Gordon, afferma che il carattere solitario della Dickinson derivasse dall’epilessia.

James Joyce ( 1882 -1941)

Per Joyce la supposizione ha come unico punto: la grande complessità del suo stile di scrittura che, a quanto pare, mette alla luce la volontà dello scrittore di prendere le distanze dalla società.

Era, quindi, eccentrico, “sopra le righe. La sua biografia l’ho studiata al quinto anno di Liceo Linguistico a Letteratura Inglese. Forse un giorno mi cimenterò nella lettura delle sue opere e mi esprimerò circa questa affermazione ma per il momento credo che sia piuttosto debole come punto per poterlo annoverare tra gli autistici.

Andy Warhol ( 1928 – 1987)

La direttrice del principale centro diagnostico per l’autismo del Regno Unito, Judith Gould, afferma con sicurezza che questo artista rientra senza dubbio nel quadro della persona autistica perché i suoi lavori si basavano sulla ripetizione. In più durante le interviste l’artista tendeva a rispondere a monosillabi come un dislessico verbale, difficoltà comune a tanti autistici. Invece altri dicono più semplicemente che le sue risposte miravano a creare ed espandere “il senso di mistero” che lo avvolgeva.

Conclusioni

La mia idea è che queste supposizioni abbiano basi scarse. In personaggi come Mozart, Joyce e Warhol l’eccentricità è innegabile però ho comunque la sensazione che non basti per identificarli come autistici. Molti dei personaggi esaminati tendevano alla solitudine o mostravano di non avere una gestione adatta delle proprie emozioni – vedesi l’irascibilità di Michelangelo, tratto che in più occasioni è stato associato anche a Mozart- che sono di per sé ostacoli a una corretta integrazione sociale. Ciò nonostante si torna sempre lì: Sono davvero sufficienti per aggiungerli alla lista di probabili soggetti Asperger? Il mio scetticismo a riguardo è grande. La dedizione al lavoro che catalizza ogni aspetto della vita comune a molti di loro è uno dei tratti forse più complessi legati alla Sindrome.

Gli aspetti che ritrovo in me basandomi su queste descrizioni verranno scandagliati con il tempo, a partire, come ho sottolineato parlando di Newton, dalla comune associazione tra Asperger e predilezione nelle scienze fino ad arrivare a parlare di genialità.

Spero che questa parentesi storica, se così possiamo definirla, vi abbia incuriosito.

Alla prossima,

Cate L. Vagni

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Dare il giusto peso alle parole

Martedì sera, mentre scorrevo la bacheca di Instagram, ho trovato un post che mi ha colpito particolarmente e ho condiviso subito nelle mie Storie.

Questa foto presenta la scritta in maiuscolo “IO HO LA 104″ e l’autrice è Sofia Righetti, che non conoscevo, un’atleta paralimpica. Ho deciso subito di iniziare a seguirla e sono pienamente d’accordo con le sue parole.

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La legge 104 è una legge quadro della Repubblica Italiana che tutela le persone con disabilità. Sto sentendo sempre più persone e pagine su internet blaterare "AHAHA QUELLO HA BISOGNO DELLA 104" "SONO ARRIVATI I 104" ecc ecc. Non esistono "i 104" , c'è una legge che tutela tutti i cittadini italiani che ne hanno esigenza. Se domani ti venisse un tumore o facessi un incidente in moto/auto, ne faresti richiesta anche tu. Da qualche mese si è diffusa questa terrificanza usanza abilista di abbinare la 104 a "stupido", e questo è offensivo per chi la 104 ce l'ha (poi non stupiamoci se grazie ai nostri comportamenti ci sono persone che si vergognano a dire di avere una disabilità o di avere la legge 104). 104 è diventato sinonimo di "disabile" perché è la legge italiana che tutela le persone con disabilità, e disabile è diventato sinonimo di stupido. È offensivo, ignorante e abilista, oltre che falso. Per questo tento di spiegare alle persone che ignorano cosa sia la 104 ma lo dicono per sentito dire e perché fa "figo", che la piantino di usare una legge a difesa dei cittadini per insultare, perché non c'è niente da insultare o ridere. AVERE UNA DISABILITÀ (motoria, sensoriale, intellettiva o cognitiva che sia) NON SIGNIFICA ESSERE STUPIDI (mai avrei pensato di doverlo ribadire nel 2020). . AVERE LA 104 NON SIGNIFICA ESSERE STUPIDI. . E gli unici che ne escono stupidi sono quelli che dicono "AHAH 104" e non conoscono nemmeno le enormi battaglie antidiscriminatorie che i nostri genitori hanno dovuto fare per avere questa legge per tutelare i loro e nostri diritti, come cittadini e come esseri umani. . Ringraziate che esista la 104, e informatevi prima di fare la figura dei fessi abilisti. #IOHOLA104 #FIERADELLAMIA104

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Ho poi trovato il medesimo sfogo anche su Facebook e l’ho condiviso all’istante.

Ma andiamo per gradi: Cos’è la 104?

La Legge 104\92 ha lo scopo di fornire agevolazioni sociali e fiscali sia ai disabili che alle loro famiglie. Tutte le forme di disabilità – minorazione fisica, psichica, sensoriale- e livelli di manifestazione – da lieve a totale impossibilità di autonomia senza assistenza.-

La condizione di disabilità si può presentare sia dalla nascita che essere la conseguenza di un incidente o di alcuni stati di salute. Nel secondo caso citato la persona si ritrova ad averne bisogno. Per esempio la ragazza del post è stata costretta su una sedia a rotelle dopo un intervento chirurgico al cuore per una cardiopatia congenita e, a seguito di un errore di medici che le ha causato una lesione midollare, ha perso l’uso delle gambe. Lascio la sua biografia per chi fosse interessato.

Riprendendo la metafora della tavolozza la Sindrome di Asperger è una disabilità invisibile così come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Di conseguenza queste parole molto dure mi hanno spinta a dire la mia.

Oltretutto io, come lei, rientro tra le persone che beneficiano di questa legge.

L’Autismo e la 104 hanno un grande punto in comune: vengono fraintesi da molti e sono diventati veicolo di offese ingiustificate. La parola chiave, che io ho scoperto di recente ed è citata nel post, è abilismo. E’ un termine nuovo che si collega al bullismo. Vuol dire fare leva sulla condizione di disagio di chi vive tutti i giorni con queste difficoltà per far ridere gli altri. E’ una “moda” molto triste che è sempre esistita ma ha cambiato “obiettivo“: prima era rivolta verso la Sindrome di Down, oggi verso Autismo e 104. Una legge così importante per molti e una condizione con la quale nasci – nonostante ci siano opinioni diffuse anche da medici e psichiatri convinti che i bambini lo possano “diventare” in tanti modi, la più recente è la Didattica a Distanza, per la quale i bambini passano molto tempo al computer e non interagiscono con i coetanei. Un’idea fuorviante portata avanti dallo psichiatra Paolo Crepet.- La stessa Sofia ha spiegato questo termine in modo più approfondito nell’articolo che propongo qui.

Presto analizzerò l’Autismo quando non aveva ancora un nome per far vedere come molti scienziati, scrittori o artisti vissuti per lo più tra Settecento e inizio Novecento siano ipotizzati essere autistici sulla base della loro eccentricità o dello stile usato nelle loro opere.

Come da titolo, bisogna dare il giusto peso alle parole e non usare condizioni mediche come insulto. Le persone che le hanno non sono stupide o quant’altro. Sarà una dura lotta ma spero vivamente che si arrivi a trovare altri modi per essere divertenti che prescindano dal bullismo.

Apriamo le ali e voliamo lontano, nonostante le difficoltà. Possiamo essere noi stessi.

A presto,

Cate L. Vagni

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Alan Turing: una biografia da conoscere per riflettere

L’articolo di oggi è un fuoriprogramma che sentivo di dover fare per motivi che chiarirò nel corso della scrittura.

Oggi, 17 maggio 2020, è la Giornata Internazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia. Ovvero la giornata in cui si lotta contro la discriminazione di chiunque non sia etero e cisgender. E’ un discorso molto delicato che non so nemmeno come affrontare perché è un mondo al quale mi sono avvicinata di recente. Potrebbe sembrare un tema scollegato da quelli che voglio trattare su questo piccolo spazio che mi sono ritagliata ma la verità è che non lo è affatto. Io sono un’alleata, ovvero supporto le battaglie del movimento LGBT senza rientrarci direttamente,

Oggi voglio parlare di Alan Turing, un personaggio vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale che ha avuto un ruolo chiave nella vittoria degli Alleati.

Alan Turing (1912-1954). Private Collection. (Photo by Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images)

Perchè ho scelto proprio lui per questo argomento? Chi ha visto The Imitation Game, film del 2014 in cui lui è interpretato da Benedict Cumberbatch, conoscerà a grandi linee la sua biografia. Altrimenti lo spiegherò subito: Turing si è suicidato a 41 anni a seguito di cure forzate che dovevano “guarirlo” dalla sua omosessualità. Solo a scriverlo mi si gela il sangue nelle vene.

Ebbene sì: l’uomo che ha aiutato la sua Nazione a vincere la Guerra brevettando Enigma, prototipo dei computer, è stato ritenuto malato e fuorilegge e si è suicidato a seguito di cure che non lo avrebbero certo guarito.

L‘omosessualità non è una malattia.

Dalla biografia di Turing si ottiene una seconda informazione che lo rende il personaggio perfetto per sensibilizzare sull’argomento principale del blog: Turing era Asperger.

Il suo lavoro di crittografo ha evidenziato la sua grande intelligenza. Un’intelligenza che lo avvicinava alla genialità. Su questo stigma, il più famoso che viene in mente legato ai Disturbi dello Spettro Autistico, ci vorrebbe un’analisi precisa e separata. Mi preme molto e mi lascia sempre molto perplessa l’immagine di piccoli geni che ci viene cucita addosso dalle serie tv.

Turing era non verbale e presentava molti rituali quotidiani che rendevano difficile la sua socialità. Era estremamente competente nel suo lavoro ma allo stesso tempo aveva grandi difficoltà a riuscire a instaurare relazioni sociali. La chiave della Sindrome, come ho detto in Un mondo di sfumature, è proprio questa: l’accettazione sociale è un percorso pieno di ostacoli nonostante la persona abbia uno sviluppo cognitivo che la porta verso l’autonomia.

Nel 2012 avvenne il riconoscimento postumo del suo lavoro. Mi viene da dire che almeno un lato positivo c’è stato anche se con molto ritardo.

Spero sia chiaro che ho cercato di raccontare questa storia perché ci tengo a parlare di ogni tipo di diversità e di come viene percepita da chi ci circonda. Considerare fuorilegge un orientamento sessuale è a dir poco aberrante.

Forse lo dovrò ripetere spesso ma la Sindrome non è una malattia come non lo è l’omosessualità.

Questo articolo non è stato semplice da scrivere e i termini che ho usato andrebbero spiegati, ne sono consapevole, per tanto lascio alcuni link a fine articolo per chi volesse approfondire i termini cisessuale e transessuale.

La lotta è dura ma la sensibilizzazione è un’arma potente che dovrebbe portare a riflettere.

Chissà, magari questo è il primo di una lunga serie di fuoriprogramma che userò per portare avanti anche questa lotta alla quale tengo.

A presto,

Cate L. Vagni

Alcuni link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Turing

https://it.wikipedia.org/wiki/Cisessualit%C3%A0

https://it.wikipedia.org/wiki/Transessualit%C3%A0

https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_LGBT

Trailer del film citato:

https://youtu.be/HPMCMiqwM6Mhttps://youtu.be/HPMCMiqwM6M

Sometimes it is the people who no one can image anything of who do the things no one can image”

Alan Turing, 1912 – 1954
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Booktag: 25 domande sui libri

Oggi porto questo booktag molto interessante, grazie a Wunthering Books per la nomina. Il suo blog è molto interessante. Dateci un’occhiata 🙂

Le regole

  1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande. 
  2. Cita sempre chi ha creato il Book Tag: Racconti dal passato
  3. Nomina e ringrazia il logo che ti ha nominato
  4. Usa come immagine quella sopra

Le mie risposte

1. Come scegli i libri da leggere?

Prima non avevo un vero e proprio criterio, andavo molto a sentimento, diciamo ahah adesso mi baso su ciò che trovo su BookTube e trovo consigli molto validi.

2. Dove compri i libri: in libreria o on-line? 

Fosse per me li comprerei sempre in libreria ma on line ci sono sempre un sacco di sconti quindi molto spesso me li faccio comprare su Amazon, Libraccio e simili.

3. Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

Aah i vecchi tempi della pila vicino al letto xD Comunque ora sto cercando di contenermi. Se fosse per me continuerei a comprarli senza pensarci due volte.

4. Di solito quando leggi?

Spesso la sera ma crollo subito quindi quando ho tempo. Anche il pomeriggio.

5. Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro? 

Non credo. Ho letto Le Cronache di Narnia in un volume unico di oltre mille pagine che le conteneva tutte, quindi xD

6. Genere preferito?

Fantasy, ma anche storico e romantico

7. Hai un autore preferito?

Volendo sceglierne uno vado sulla più recente, Elena Ferrante.

8. Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

Fin da piccola. Alcune saghe della mia infanzia sono Nina la bambina della sesta Luna di Moony Witcher o Peggy Sue e gli Invisibili di Serge Brussulo, che probabilmente conosco solo io ahah

9. Presti libri? 

Quasi mai

10. Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme? 

Dipende. A volte sì. Anche per gli esami universitari a volte ne ho letti molti contemporaneamente e ora alterno eBook e cartaceo.

11. I tuoi amici/familiari leggono? 

12. Quanto ci metti mediamente a leggere un libro? 

Anche qui dipende dal periodo. Per adesso ho in lettura Per chi suona la campana di Ernest Hemingway, tra l’altro in inglese, ma sono arenata anche perché l’università stanca parecchio.Menomale c’è Wattpad…

13. Quando vedi una persona che legge, ad esempio sui mezzi pubblici, ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Mi è capitato spesso, lo ammetto. Soprattutto se la persona stava leggendo uno dei miei romanzi preferiti la discrezione andava a farsi benedire più del solito ahah

14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvare uno soltanto quale sarebbe?

Che ipotesi terribile… non saprei proprio. Per esclusione 1984 di George Orwell

15. Perché ti piace leggere? 

Per svagarmi ma anche per riflettere. Io penso sempre tanto. Rifletto su ogni cosa praticamente xD

16. Leggi libri in prestito (dagli amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Per alcuni esami della triennale avevo preso i libri in prestito dalla Biblioteca ma in linea di massima preferisco averli.

17. Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

Forse Zanna bianca di Jack London per l’età che avevo ma lo rileggerò. Di solito comunque li finisco anche se con più fatica.

18. Hai mai comprato un libro solo perché aveva un bella copertina, e cosa ti attrae in una copertina di un libro?

Le copertine esteticamente belle stanno andando di moda soprattutto di recente da quello che vedo. Io non ci ho mai fatto particolarmente caso.

19. C’è una casa editrice che ami particolarmente e perché?

Ne ho molti della Mondadori ma non so la definisco “preferita”. Ricollegandosi alla domanda sopra delle copertine che davvero non mi piacciono sono quelle della Newton Compton.

20. Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni al sicuro dentro casa?

I cartacei sì, non so se porterò l’eBook in spiaggia. Mi sa che non conviene molto.

21. Qual è il libro che ti hanno regalato e che hai gradito maggiormente?

Ne ricevo molti. Uno che mi era piaciuto abbastanza si intitola Shadow Dance, La danza degli inganni di David Dalglish. Era il primo di una saga che parlava di gilde di ladri e assassini, credo.

22. Come scegli un libro da regalare?

Non l’ho mai fatto.

23. La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Le saghe tutte insieme, idem per i libri dello stesso autore. Peccato che lo spazio nella mia libreria sia molto ridotto xD

24. Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Qualche volta le leggo se sono brevi. Le note sono molto carine, secondo me.

25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni o postfazioni del libro o le salti? 

La prima introduzione mai letta è stata quella di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino per capire meglio il contesto, altrimenti di solito non le leggo.

Nomino tutti i lettori che vorranno fare questo gioco.

Cate L. Vagni

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Categorie, generi e gusti personali

Nella mia recensione al “Sognatore” di Laini Taylor ho detto che la duologia rientra nello Young Adult Fantasy.

Nell’articolo sulla Giornata Mondiale del Libro avevo detto che lo Young Adult non è un genere bensì un target.

Target è un termine inglese di difficile resa in italiano. Per dirlo in parole semplici è una delle principali categorie editoriali che si differenzia dalle due che analizzerò a breve, Middle Grade e New Adult, per come certe tematiche delicate come sessualità e morte sono trattate. Dalla profondità nelle descrizioni di questi argomenti.

Il primo è il Middle Grade che copre la fascia 8-12 anni. In questi romanzi le tematiche più crude sono spesso eluse. Se si parla di amore ci si concentra sul primo bacio.

La fascia successiva è, per l’appunto, lo Young Adult, riferito agli adolescenti. La maturità si avvicina e quindi si può cercare di approfondire meglio la sessualità soprattutto sul lato erotico e la morte anche se le scene spesso non sono effettivamente esplicite ma lasciate all’intuizione del lettore.

La terza si chiama New Adult ed è riferita a tutti coloro che hanno superato l’adolescenza e vivono la vita da adulti. Non ci sono più veli e ogni tematica è trattata esplicitamente.

Queste categorie abbracciano tutti i generi letterari conosciuti. Ad esempio solo per lo YA gli esempi sono infiniti: per il fantasy è impossibile non pensare subito a Harry Potter di J. K. Rowling o a Shadowhunters di Cassandra Clare – saga che rientra in un ulteriore sottogenere, l’Urban Fantasy, per i romanzi rosa Città di Carta di John Green e per il distopico Hunger Games di Suzanne Collins e Divergent di Veronica Roth. Tutte saghe che mi sono entrate nel cuore e che spero di poter rileggere e analizzare con un occhio diverso visto che sono passati anni dalla loro prima lettura. Le saghe coprono un periodo molto lungo nella vita del lettore e diventano romanzi di formazione. In effetti si può quasi affermare che i primi due romanzi della saga di Harry Potter siano Middle Grade data l’età del nostro maghetto che spesso, purtroppo, degrada l’intera saga a libri per bambini quando con una occhio più attento si capisce bene che non lo è affatto.

L’obiezione che sorge spontanea riguarda proprio il se bisogna attenersi scrupolosamente a queste categorie oppure si può prescindere. Qui entrano in ballo i gusti personali di ognuno di noi. Per esempio io ho ancora una grande diffidenza verso il New Adult perché temo che determinate descrizioni mi turbino eccessivamente, ma tanti miei coetanei su BookTube si stanno allontanando dallo YA soprattutto a causa delle scelte editoriali di alcuni autori famosi e apprezzati dalla maggioranza. Per quanto il legame con una serie possa essere forte, se questa viene trascinata per troppo tempo i fan tendono ad allontanarsi e le dinamiche risultano banali. E’ un tema spinoso che forse tratterò più in là, per il momento non ne sono del tutto sicura.

Ho cercato di spiegare in modo semplice la differenza tra queste categorie e i vari generi. Generi che, ovviamente, spesso si mischiano tra loro. Il Romance, per esempio, non manca mai in nessun romanzo anche se non è il principale, vedesi Harry Potter, dove le relazioni sentimentali si creano e si sviluppano nella narrazione senza essere, però, alla base delle vicende raccontate sul giovane mago.

Spero di essere stata chiara e di avervi incuriosito,

Alla prossima,

Cate L. Vagni

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Ali spezzate

Continuiamo il viaggio nella mia mente parlando di un tema che si lega a doppio nodo al Disturbo dello Spettro Autistico: i Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA.

La metafora nel titolo potrebbe essere fuorviante quindi le spiegazioni sono doverose: ai DSA non manca nulla, l’ala spezzata rappresenta una metafora delle difficoltà che si incontrano soprattutto negli anni scolastici. E’ una metafora mia che ho usato in una fiaba intitolata Diversità dove racconto la storia di un pettirosso che deve imparare a volare nuovamente dopo un incidente. La trovate su Wattpad. Vi lascio il link a fine articolo.

I DSA si presentano in diverse forme e intaccano vari aspetti dell’apprendimento e, a volte, anche il corretto sviluppo del linguaggio:

La prima e più conosciuta è la dislessia. Riguarda le capacità di lettura e decodificazione di determinate informazioni: la persona dislessica fa fatica a leggere – e, di conseguenza, anche scrivere – le parole nel modo corretto. Questa difficoltà a imparare a decodificare correttamente la parola rende faticosa la lettura ad alta voce ma anche lo studio di conseguenza si fa spesso uso di schemi concettuali visto che nella mente della persona si crea un caos tale da non riuscire a organizzare razionalmente il discorso. Come per le forme che verranno prese in esame qui di seguito, per aiutare lo sviluppo del linguaggio il bambino viene seguito da un logopedista.

Simili alla dislessia ci sono anche disgrafia e disortografia. La disgrafia riguarda la leggibilità della grafia mentre la disortografia riguarda sia i fonemi che i grafemi somiglianti quindi ciò che genera confusione sono i fonemi assimilabili e la loro trascrizione in grafemi corrispondenti come b\ p o l\r,oltre che la loro omissione nel caso di doppie, vocali o consonanti intermedie – la o in fuoco oppure la r in cartolina – e invertire la sequenza di suoni nella parola – sefamoro \ semaforo – . Io rientro nella disgrafia. La scarsa leggibilità della grafia deriva dal modo in cui si impugna la penna. Questa viene impugnata in maniera scorretta e nel momento in cui ci si trova a scrivere per un tempo prolungato – come i compiti in classe – la grafia diventa sempre meno comprensibile perché la mano si stanca oltre a risultare estremamente disordinata. Il disegno può creare altrettanta difficoltà infatti nel mio caso non ho mai imparato nonostante i molti tentativi fatti. Si chiama motricità fine e il bambino la migliora grazie alla psicomotricità. Non si tratta semplicemente di “scrivere male” ma è molto di più soprattutto a livello psicologico.

Continuando questa disamina troviamo la discalculia, che rappresenta un grosso ostacolo nelle materie scientifiche. Con il complicarsi dei calcoli matematici si crea disordine perché, anche se il discalculico apprende nella maniera corretta il procedimento e la soluzione è giusta, manca la gestione dello spazio durante lo svolgimento e ciò lo porta a perdersi. Può darsi che, in maniera analoga alla disortografia, vengano invertiti numeri somiglianti come 2\5 o 4\7.

Queste tre forme di DSA sono caratterizzate quindi da disordine spaziale che genera incomprensione in chi deve correggere ciò che viene scritto sia nella forma – disgrafia – che nel contenuto – dislessia, disortografia e discalculia – per via delle numerose correzioni che la persona fa in “corso d’opera” così da ostacolare ulteriormente la comprensione.

Ultima, ma non per importanza, la disprassia. Il bambino disprassico appare impacciato e goffo nei movimenti a causa di una coordinazione scorretta tra campo visivo e spazio circostante nel raggio di azione. Tante azioni che un coetaneo impara meccanicamente come allacciarsi le scarpe per il disprassico sono ostacoli da superare con aiuti specifici. Come per la disgrafia, la psicomotricità è un valido aiuto per imparare queste azioni che il bambino metabolizza più lentamente rispetto ai coetanei.

Nella mie esperienza scolastica, per quanto a livello di rendimento andassi bene, è stata assai complicato integrarsi. Con questo non voglio attaccare i miei vecchi compagni di classe, solo parlare di ciò che ho vissuto. La disgrafia è stata arginata grazie all’utilizzo del computer che mi ha permesso di scrivere senza la pressione di dovermi sforzare a rendere il compito leggibile infatti il testo era più pulito e potevo fare tutte le correzioni che ritenevo opportune senza intoppi. La discalculia grazie ai compiti semplificati, all’uso della calcolatrice e, soprattutto, il tempo aggiuntivo per non svolgere i calcoli di fretta.

La disprassia era un scoglio soprattutto durante l’ora di educazione fisica. Negli anni è sempre stata una materia che avrei volentieri evitato perché, per quanto ne fossi affascinata, la pallavolo era uno sport davvero faticoso per me. In quarta superiore è arrivato un professore che ha colto il mio disagio e ha fatto di tutto per aiutarmi a tirare fuori il mio potenziale. Più di una volta è stata una sfida ma alla fine ci sono riuscita.

Ali spezzate che non ci rendono “rotti” ma creano barriere da superare con molto impegno e forza di volontà. Vale lo stesso discorso della Sindrome: non è lo sviluppo cognitivo l’ostacolo, anzi, nonostante dislessia e disortografia intacchino anche il linguaggio, a volte il bambino ha capacità superiori alla media, ma la percezione sociale. Il fraintendimento è sempre in agguato e spesso i DSA sono percepiti quasi all’inverso di quello che sono proprio perché richiedono meccanismi compensativi per riuscire al meglio a scuola. Ciò è regolato dalla Legge 170/2010. La necessità di compensazioni potrebbe apparire come un privilegio ma non lo è affatto.

Tanti piccoli pettirossi che hanno trovato la loro rondine che li ha aiutati a volare e ora sono più forti e sicuri di sé stessi.

Come sempre massimo rispetto,

Link della fiaba su Wattpad:

https://www.wattpad.com/340799971-diversit%C3%A0

A presto,

Cate L. Vagni

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Di sognatori e di falene: Il “Sognatore” di Laini Taylor

In questo articolo propongo una mia analisi del libro “Il Sognatore” di Laini Taylor, una piacevole scoperta degli ultimi tempi.

Mi sono imbattuta in questo libro grazie alle recensioni di alcune ragazze su YouTube – che, nel caso, viene chiamato BookTube.- Anche questo è un mondo che si lega a doppio nodo a Instagram – chiamato Bookstagram -. Devo ammettere che avrei voluto aprire un canale simile ma dopo vari ripensamenti ho preferito questo blog per molti motivi anche caratteriali.

Questo romanzo è uno Young Adult Fantasy scritto da Laini Taylor e pubblicato nel 2018 per Fazi Editore. Il primo elemento che salta subito all’occhio è lo stile ricco di metafore che rendono la narrazione lenta, la avvicinano, per l’appunto, a un sogno. Le scene di azione non sono molte, è un libro profondamente introspettivo.

Il protagonista mi è entrato all’istante nel cuore per un dettaglio non trascurabile, è un bibliotecario. Io lo definisco “fratello letterario” per questo. Si chiama Lazlo Strange. E’ un ragazzo orfano con un sogno: visitare la città di Pianto. Il titolo in lingua originale è Strange The Dreamer, titolo che io trovo molto suggestivo anche perché strange in inglese vuol dire strano, bizzarro, strambo. E Lazlo viene percepito esattamente così dagli altri personaggi visto che ha questa grande fascinazione per una città ritenuta leggendaria distrutta anni prima da una rivolta. Si ritroverà a un passo dal suo sogno e scoprirà il suo passato.

A Pianto seguiamo la storia di Sarai. E qui arriviamo alle falene: questi animali notturni rappresentati sulla copertina del romanzo rappresentano il potere della ragazza. Sarai è una semidea sopravvissuta a un massacro. Un tema alla base della narrazione è la discriminazione, la paura del diverso. Questa ragazza vive con altri quattro sopravvissuti: Minya, Sparrow, Ruby e Feral. I ragazzi hanno la pelle blu e una capacità soprannaturale derivata dal genitore divino: Minya controlla le anime dei morti, Sparrow la vegetazione, Ruby il fuoco e Feral le nubi. Sarai controlla i sogni. Può farlo grazie alle sue falene che sono pezzi della sua anima inviati ogni notte per la città per vedere i sogni degli abitanti di Pianto. Sogni pieni di traumi che lei potrebbe manipolare e rendere peggiori. La chiamano Musa degli Incubi, titolo del secondo volume della duologia, proprio per questa sua capacità. Sarà proprio nei sogni che la sua strada si incrocerà con quella di Lazlo, primo in assoluto che la vede. Nessun altro può farlo: lei assiste ma è invisibile. Può essere un concetto molto abusato in letteratura che comunque è molto poetico e ti fa capire che sono entrambi speciali.

Un libro onirico dove le azioni sono lente, quasi assenti. Paura che diventa odio da entrambi i lati: gli abitanti della città sono stati oppressi per anni dagli Dei e sapere che alcuni dei loro figli sono sopravvissuti non li rende certo felici, mentre tra i semidei, la più rancorosa è Minya, la “sorella maggiore” che ha salvato tutti gli altri.

Il romanzo ha un vero antagonista? Mi sento di dire di no, come nel caso del secondo volume La Musa degli Incubi. E’ un nemico astratto. La paura li allontana e li rende nemici anche se sia i giovani semidei, i quali portano sulla coscienza gli errori dei genitori divini, che gli abitanti della città, hanno subito traumi difficili da superare.

La diversità è una tematica che mi sta molto a cuore e mi sono rivista molto in entrambi i protagonisti, ma anche in Sparrow, la quale caratterizzazione è approfondita nel secondo volume della duologia. Un piccolo gioiellino da scoprire.

Ho provato a non anticipare troppo, spero che i punti salienti siano arrivati e questa mia analisi vi abbia incuriosito.

A presto,

Cate L. Vagni

Ps: Sì, credo che questa duologia mi abbia aiutato molto nella scelta del nome del blog. Dopotutto ho una infatuazione per Lazlo partita proprio dal lavoro che svolge. Nulla è causale. Sognare su uno scaffale, fantasticare. Lo faccio da sempre e mi aiuta molto. I sogni sono la spinta ad andare avanti, a credere in qualcosa da realizzare.

Detto questo, a presto.

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Un mondo di sfumature

Cominciamo questo viaggio nel mondo della Sindrome di Asperger e dei Disturbi dello Spettro Autistico.

La domanda che potrebbe sorgere spontanea è: Perché Spettro?

Immaginate una tavolozza e tutti i suoi colori: partiamo dai più chiari fino ad arrivare ai più scuri. Spettro vuol dire vari livelli di manifestazione del Disturbo. La Sindrome di Asperger è stata scoperta nel 1944 dal pediatra viennese Hans Asperger che riconobbe determinati tratti nei bambini ricoverati nella sua clinica, ma ottenne il suo nome solo nel 1981 con l’intervento della ricercatrice inglese Lorna Wing in una rivista medica, rientra nel cosiddetto Alto Funzionamento, dai colori nitidi, quasi invisibili.

Nitidezza data dalla percezione che le persone intorno a noi hanno della nostra condizione: ai loro occhi a un primo impatto non si nota nulla. Un tema legato come un filo sottile a questo è la rappresentazione e soprattutto gli stereotipi che vengono portati avanti da molte serie televisive e alimentano una visione superficiale di queste difficoltà sociali.

I tratti principali che approfondirò tramite la mia esperienza – che è diversa da quella di molte altre persone che rientrano nello Spettro – sono empatia, interessi, affettività, routine e abitudini e lo stigma che si portano dietro .

Ciò nonostante la tavolozza ha anche colori scuri, ben visibili. E’ il Basso Funzionamento. Forse la forma più conosciuta di Autismo anche se non è detto che sia più compresa.

Nel Basso Funzionamento la persona non ha uno sviluppo cognitivo adatto all’età. Dico che è la forma più conosciuta e, temo, anche considerata quella “vera” – termine ovviamente quanto mai errato ma nella mente di chi non conosce da vicino questo mondo c’è la tendenza a escludere l’Alto Funzionamento perché chi ci rientra, pur non avendo comunque la strada spianata a livello sociale, comprende e capisce cosa gli succede intorno – in quanto rappresentata da Rain Man. Un bambino nel corpo di un adulto che deve essere guidato alla scoperta del mondo e difficilmente potrà avere una sua autonomia.

Colori visibili che saltano all’occhio. Prima bambini, poi ragazzi ed infine adulti che si dondolano o urlano se sovraccaricati di stimoli sensoriali. Ipersensorialità e ipersensibilità che spesso li può rendere aggressivi. Potrebbero avere una perdita di controllo e rischiare di ferire le persone che li circondano. Di conseguenza molti hanno paura di queste persone proprio per i momenti di crisi dove non gestiscono la forza.

Qui ho tracciato le linee, ci sono molti temi che derivano da questo che i medici chiamano comorbilità come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, l’ADHD e molti altri. Si incontrano e si legano indissolubilmente rendendo la vita ancora più complessa. Voglio sensibilizzare soprattutto sui DSA, l’altro lato della medaglia che ha portato il mio percorso a una lotta estenuante per una comprensione assai parziale delle mie necessità da parte di chi mi stava intorno.

Tante sfumature ma una sola richiesta: massimo rispetto. Si parla di condizione e non di malattia perché resti nello Spettro tutta la vita, non guarisci. Si dice “Sono Asperger” non “Ho la Sindrome di Asperger” per questo motivo.

Benvenuti nella mia mente, spero che questo viaggio vi aiuti ad avvicinarvi alle diversità che ci circondano e ad accoglierle.

Alla prossima,

Cate L. Vagni

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Una sognatrice su uno scaffale

Ho aperto in questo preciso istante questo blog per iniziare un nuovo progetto

Mi chiamo Caterina e sono una studentessa universitaria che sogna di lavorare in biblioteca. Sogno atipico, lo so.

In questo nuovo spazio vorrei anzitutto sensibilizzare su un tema che vivo sulla mia pelle ormai da quasi sei anni: la Sindrome di Asperger, una forma di Disturbo dello Spettro Autistico lieve, la quale è collegata a difficoltà più o meno grandi come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento che fanno parte di me fin da piccola. Nonostante aumentino di giorno in giorno le diagnosi a qualsiasi fascia d’età, non vengono compresi da tanti. Sono argomenti delicati e cercherò di trattarli con la dovuta attenzione senza retorica.

Il nome del blog deriva dalla mia grande passione per la scrittura e la lettura. Uno scaffale dove parlare di sogni e desideri, una sorta di diario: infatti non racconterò solo ciò che la mia condizione comporta a livello sociale – iniziamo dai termini: non è una malattia, come spesso si sente dire, ma una condizione. Purtroppo non è una semplice sfumatura, è molto di più tanto è vero che ci sono casi in cui è usata come offesa anche se non dovrebbe mai esserlo. – bensì vorrei spaziare il più possibile con riflessioni sui libri che mi hanno formata, oltre ad affrontare temi ai quali mi sono avvicinata di recente, come il femminismo e, se riesco, anche del mio futuro lavoro. Un lavoro pieno di sfaccettature che ho iniziato a scoprire nell’ultimo anno di Triennale e sto approfondendo nella Magistrale.

Spero che questa presentazione vi abbia incuriosito,

Cate L. Vagni

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