Ali spezzate

Continuiamo il viaggio nella mia mente parlando di un tema che si lega a doppio nodo al Disturbo dello Spettro Autistico: i Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA.

La metafora nel titolo potrebbe essere fuorviante quindi le spiegazioni sono doverose: ai DSA non manca nulla, l’ala spezzata rappresenta una metafora delle difficoltà che si incontrano soprattutto negli anni scolastici. E’ una metafora mia che ho usato in una fiaba intitolata Diversità dove racconto la storia di un pettirosso che deve imparare a volare nuovamente dopo un incidente. La trovate su Wattpad. Vi lascio il link a fine articolo.

I DSA si presentano in diverse forme e intaccano vari aspetti dell’apprendimento e, a volte, anche il corretto sviluppo del linguaggio:

La prima e più conosciuta è la dislessia. Riguarda le capacità di lettura e decodificazione di determinate informazioni: la persona dislessica fa fatica a leggere – e, di conseguenza, anche scrivere – le parole nel modo corretto. Questa difficoltà a imparare a decodificare correttamente la parola rende faticosa la lettura ad alta voce ma anche lo studio di conseguenza si fa spesso uso di schemi concettuali visto che nella mente della persona si crea un caos tale da non riuscire a organizzare razionalmente il discorso. Come per le forme che verranno prese in esame qui di seguito, per aiutare lo sviluppo del linguaggio il bambino viene seguito da un logopedista.

Simili alla dislessia ci sono anche disgrafia e disortografia. La disgrafia riguarda la leggibilità della grafia mentre la disortografia riguarda sia i fonemi che i grafemi somiglianti quindi ciò che genera confusione sono i fonemi assimilabili e la loro trascrizione in grafemi corrispondenti come b\ p o l\r,oltre che la loro omissione nel caso di doppie, vocali o consonanti intermedie – la o in fuoco oppure la r in cartolina – e invertire la sequenza di suoni nella parola – sefamoro \ semaforo – . Io rientro nella disgrafia. La scarsa leggibilità della grafia deriva dal modo in cui si impugna la penna. Questa viene impugnata in maniera scorretta e nel momento in cui ci si trova a scrivere per un tempo prolungato – come i compiti in classe – la grafia diventa sempre meno comprensibile perché la mano si stanca oltre a risultare estremamente disordinata. Il disegno può creare altrettanta difficoltà infatti nel mio caso non ho mai imparato nonostante i molti tentativi fatti. Si chiama motricità fine e il bambino la migliora grazie alla psicomotricità. Non si tratta semplicemente di “scrivere male” ma è molto di più soprattutto a livello psicologico.

Continuando questa disamina troviamo la discalculia, che rappresenta un grosso ostacolo nelle materie scientifiche. Con il complicarsi dei calcoli matematici si crea disordine perché, anche se il discalculico apprende nella maniera corretta il procedimento e la soluzione è giusta, manca la gestione dello spazio durante lo svolgimento e ciò lo porta a perdersi. Può darsi che, in maniera analoga alla disortografia, vengano invertiti numeri somiglianti come 2\5 o 4\7.

Queste tre forme di DSA sono caratterizzate quindi da disordine spaziale che genera incomprensione in chi deve correggere ciò che viene scritto sia nella forma – disgrafia – che nel contenuto – dislessia, disortografia e discalculia – per via delle numerose correzioni che la persona fa in “corso d’opera” così da ostacolare ulteriormente la comprensione.

Ultima, ma non per importanza, la disprassia. Il bambino disprassico appare impacciato e goffo nei movimenti a causa di una coordinazione scorretta tra campo visivo e spazio circostante nel raggio di azione. Tante azioni che un coetaneo impara meccanicamente come allacciarsi le scarpe per il disprassico sono ostacoli da superare con aiuti specifici. Come per la disgrafia, la psicomotricità è un valido aiuto per imparare queste azioni che il bambino metabolizza più lentamente rispetto ai coetanei.

Nella mie esperienza scolastica, per quanto a livello di rendimento andassi bene, è stata assai complicato integrarsi. Con questo non voglio attaccare i miei vecchi compagni di classe, solo parlare di ciò che ho vissuto. La disgrafia è stata arginata grazie all’utilizzo del computer che mi ha permesso di scrivere senza la pressione di dovermi sforzare a rendere il compito leggibile infatti il testo era più pulito e potevo fare tutte le correzioni che ritenevo opportune senza intoppi. La discalculia grazie ai compiti semplificati, all’uso della calcolatrice e, soprattutto, il tempo aggiuntivo per non svolgere i calcoli di fretta.

La disprassia era un scoglio soprattutto durante l’ora di educazione fisica. Negli anni è sempre stata una materia che avrei volentieri evitato perché, per quanto ne fossi affascinata, la pallavolo era uno sport davvero faticoso per me. In quarta superiore è arrivato un professore che ha colto il mio disagio e ha fatto di tutto per aiutarmi a tirare fuori il mio potenziale. Più di una volta è stata una sfida ma alla fine ci sono riuscita.

Ali spezzate che non ci rendono “rotti” ma creano barriere da superare con molto impegno e forza di volontà. Vale lo stesso discorso della Sindrome: non è lo sviluppo cognitivo l’ostacolo, anzi, nonostante dislessia e disortografia intacchino anche il linguaggio, a volte il bambino ha capacità superiori alla media, ma la percezione sociale. Il fraintendimento è sempre in agguato e spesso i DSA sono percepiti quasi all’inverso di quello che sono proprio perché richiedono meccanismi compensativi per riuscire al meglio a scuola. Ciò è regolato dalla Legge 170/2010. La necessità di compensazioni potrebbe apparire come un privilegio ma non lo è affatto.

Tanti piccoli pettirossi che hanno trovato la loro rondine che li ha aiutati a volare e ora sono più forti e sicuri di sé stessi.

Come sempre massimo rispetto,

Link della fiaba su Wattpad:

https://www.wattpad.com/340799971-diversit%C3%A0

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

9 pensieri riguardo “Ali spezzate

  1. Ali spezzate: una sintesi perfetta e chiara da un osservatorio privilegiato, la tua pelle. Mi permetto di segnalare una imprecisione giuridicamente ovvero che la legge che disciplina le regole compensative e dispensative nel mondo scolastico è la legge 170 del 2010. All’epoca della emanazione della legge avevi già 13 anni e 7 anni di scuola perciò i diritti fini ad allora li hai fatti valere da sola!

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  2. Come promesso, ho fatto leggere il tuo articolo a mia madre, che ha scoperto di avere la dislessia, quando aveva ormai 11 anni, in prima media. Arrivata in prima media senza che sapesse né leggere né scrivere, trovò un professore, una rondine, che definì la sua condizione e l’aiutò a spiccare il volo. Per colmare la lacuna, che si stava portando dietro dalle elementari, dovette studiare ed esercitarsi con costanza mattina, pomeriggio e sera (weekend compresi) per mesi (anche in estate) ed in circa un anno riuscì, con esercizi mirati e tanto impegno, a tornare al passo con il resto della classe. Mia madre dice sempre che, anche se adesso non ha difficoltà alcuna nella lettura e nella comprensione di un testo, lei rimane comunque una persona con DSA, perché la sua conformazione mentale, la capacità di elaborare il mondo circostante è differente dal resto delle persone ed ha un approccio alla vita completamente diverso, cosa che da spettatore esterno posso solo che confermare. Considera che mia madre non ha mai ricevuto una diagnosi formale, perché negli anni ’70/’80 benchè i DSA fossero già noti nella letteratura medica, non venivano presi in considerazione dal corpo studentesco, soprattutto dagli insegnanti di vecchio stampo. Pensa che alle elementari mia nonna fu convocata dalla scuola per comunicarle che a loro dire mia madre aveva un ritardo mentale, cosa che ha influito tantissimo poi anche nelle dinamiche all’interno della famiglia per tantissimi anni, portando in maniera a tratti anche inconsapevole i miei nonni ad avere una sorta di sfiducia o comunque di riporre il lei poche speranze, dopo il durissimo riscontro in ambito scolastico. Leggendo poi la tua descrizione mia madre si è ritrovata in molti altri aspetti DSA: oltre alla dislessia, invertiva l’ordine delle lettere o scambiava le lettere simili, quindi molto probabilmente era anche disortografica, cosa che veniva sempre notata dai suoi compagni di classe, che la facevano volutamente sbagliare, quando alla lavagna non sapeva scrivere le parole e le suggerivano erroneamente di scrivere con 3 consonanti uguali consecutive (3 elle, 3 esse…) cosa che non è ammessa in lingua italiana. Mia madre inoltre aveva anche dei seri problemi coi calcoli, ma nonostante questo è riuscita a diplomarsi nei tempi giusti all’istituto tecnico commerciale, scuola forse non tra le più adatte a chi ha difficoltà ad elaborare i dati, anche se, come hai specificato tu, imparava alla perfezione ogni formula. Se c’è una cosa che mia madre ha dovuto imparare sin da piccola, non sapendo leggere i brani, si vedeva costretta ad impararli LETTERALMENTE A MEMORIA, cosa che l’ha portata a sviluppare una fortissima memoria.
    Infine mia madre si è ritrovata tantissimo anche nella descrizione della disprassia ed in maniera umoristica ha confermato che durante l’ora di educazione fisica, proprio come riferisci tu, anche per lei la pallavolo era un disastro; ha esordito dicendo che in pratica era il bersaglio della squadra avversaria, che si accanivano su di lei per fare più punti possibili, perché sapevano che non sarebbe riuscita a prendere la palla e che – riporto testuali parole – era la palla a prendere lei!
    Purtroppo essendo mancata una diagnosi nessuno potrà mai stabilire con certezza quante e quali manifestazioni dei DSA fosse presente in mia madre ed è per questo che il tuo articolo ha un’importanza fondamentale, affinché i futuri bambini con DSA vengano compresi pienamente, supportati e si trovino in un ambiente scolastico confortevole e non riluttante e canzonatorio, come succedeva 50 anni fa!

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    1. Grazie per avermi raccontato la storia di tua madre. Me ne avevi già parlato. Infatti oggi paradossalmente anche se i DSA vengono riconosciuti subito non è detto che abbiamo il sostegno che a loro spetta di diritto per questioni economiche della scuola. Ogni difficoltà se non viene presa con la giusta precauzione diventa un macigno nella vita della persona. Tra l’altro io pur essendo disprassica amo ballare come sai e in effetti la danza non era facile anche se mi piaceva. Mamma mi ha raccontato meglio la mia storia, te la scrivo in privato su Messenger ma comunque a quanto pare in me era sempre stata chiara soprattutto la disgrafia perché all’asilo non riuscivo a disegnare e accartocciavo il disegno. La discalculia in realtà è rimasta in sordina fino alle superiori perché la matematica non era così complessa prima e la disprassia si manifestava ogni tanto. Ognuno ha la propria rondine. C’è sempre quello che capisce come aiutarti e ti prende a cuore mentre gli altri fraintendono o capiscono con più difficoltà come aiutarti anche se basterebbe poco.

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  3. Conosci bene la storia della tua cara amica Chiara. È una storia di determinazione ed emarginazione , di volontà e di limiti. Quando la dislessia è associata ad altre patologie diventa quasi impossibile superare le difficoltà.
    Sai bene che la svolta è stata una scelta che ha cambiato la sua vita e, per un certo periodo, anche quella della sua famiglia. Avendo trovato ottusità, menefreghismo ed arroganza alle superiori, ha cambiato scuola e città e compagni e vita. Ha trovato persone decise a darle una possibilità ed un ambiente sereno e costruttivo dove l’assenza dei genitori è stata compensata dalla presenza di educatori e professori esperti, empatici e preparati che l’hanno portata finalmente alla fine della scuola. Un nido di rondini indaffarate.
    Chiara non ha mai perso la sua gioia di vivere; anche nei momenti più bui ha sorriso alla vita godendo di ogni momento.
    Sai che oggi è serena e ottimista. La sua volontà di ferro le sta consentendo un percorso universitario in piena autonomia e sta vivendo le stagioni della sua vita come le sue coetanee.
    Chiara è la mia meravigliosa figlia, il nostro angelo e riscalda col suo sorriso il mio cuore di mamma

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  4. Bellissimo articolo, mi hai commossa ed emozionata.
    So come è difficile parlare di questi argomenti, soprattutto se ci toccano da vicino.
    So quale possa essere il “dispiacere” per avere magari ricevuto trattamenti ingiusti, senza colpa!
    Io ero una bambina dislessica (disortografi, discalcula,ecc…) quando ancora non c’erano diagnosi, quindi per tutti ero solo “stupida” e svogliata… Sono cresciuta convinta di non essere intelligente, fino a quando ho capito di essere perspicace, empatica e di valere molto!
    Non ricordo i nomi, non ricordo date e i calcoli a mente sono difficili, ma… ho tanta altre qualità, una fra tutte: Vedo! La mia mente è ricca e spesso arriva prima a capire rispetto a molte altre più colte!

    Grazie per questo articolo, perché è sempre giusto parlare di certe cose, per far capire a chi non sa…
    Io nel mio piccolo ho voluto scrivere un romanzo che tratta questo argomento dal punto di vista di una ragazza dislessica, per cercare di creare empatia con ciò che si prova!

    Grazie ancora 🙏

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    1. Non è stato facile ma andando avanti nel tempo si spera che lo sarà ancora di più. Purtroppo spesso si viene visti come privilegiati come se fosse bello avere difficoltà così grandi per cose apparentemente semplici e meccaniche. Il mio professore di quarta e quinta superiore tentò di sensibilizzare la mia classe sulla mia disprassia senza usare il nome ma purtroppo non servì per tutto il resto della giornata scolastica… Tutti hanno difficoltà a matematica ma ovviamente non tutti sono discalculici. Tanti scrivono male ma la disgrafia è altro. È molto più complessa. Più sensibilizzazione c’è, meglio è. Grazie per avermi mandato il tuo romanzo sulla dislessia. Lo leggerò sicuramente 💙

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