Essere “sopra le righe” o l’Autismo quando ancora non aveva un nome

Nell’ articolo su Alan Turing ho affermato che lui è stato uno dei tanti che rientra nelle ipotesi di poter esser stato un probabile Asperger. Ipotesi che non può essere né confermata né smentita, ma che è stata ritenuta fuorviante dalla critica visto che il crittografo britannico aveva sicuramente la tendenza a voler lavorare in solitudine pur avendo comunque la capacità di socializzare.

La parentesi stereotipi verrà aperta più volte soprattutto partendo dalle serie televisive, in primis Big Bang Theory. Lo si può considerare il macroargomento fondamentale per trattare le varie caratteristiche dello Spettro.

La domanda da porsi è: Come si possono fare ipotesi su personaggi vissuti prima di colui che ha dato il nome alla Sindrome e prima che la condizione avesse un nome?

Nella Sindrome ci sono molti tratti che sono stati riscontrati in personaggi storici particolarmente legati e portati per il loro lavoro oppure che mostravano comportamenti “sopra le righe” per l’epoca di riferimento. Sottolineo che trattandosi di ipotesi, in realtà le informazioni sono molto scarne ma spero di far riflettere ugualmente su come basti poco per essere considerati diversi.

Michelangelo Buonarroti ( 1475 – 1564)

L’ipotesi su questo grande artista e la sua appartenenza allo Spettro Autistico è stata avanzata dal Dr. Muhammed Arshad e sostenuta dal professor Michael Fitzgerald. Se paragonato al suo rivale Raffaello Sanzio, Michelangelo è ricordato come poco incline alla socialità, tendente all’irascibilità e con un grande attaccamento al proprio lavoro tanto dal rasentare il perfezionismo – vedesi l’affresco del Giudizio Universale, oggetto di varie correzioni prima di essere mostrato al pubblico e, soprattutto, l’incompiutezza nelle opere marmoree nelle quali si ricercava la perfezione assoluta.

Come si potrà notare da queste scarne descrizioni è proprio l’attaccamento ossessivo al proprio lavoro a essere un tratto comune a molti.

Sir Isaac Newton ( 1642 – 1727)

Gli scienziati sono la maggioranza di persone ipotizzate come Autistici. Lo stereotipo dell’autistico genio della matematica è forse il più diffuso. Inutile dire che io non mi ci rivedo affatto ma ne riparleremo.

Tale ipotesi è stata portata avanti dall’Università di Cambridge e si basa sulla tendenza a isolarsi, l’imbarazzo nelle conversazioni quotidiane, la difficoltà a mantenere le amicizie e l’attaccamento alla routine e una dedizione al lavoro talmente grande da arrivare a sacrificare i pasti e il sonno.

La difficoltà nei rapporti sociali è un tasto dolente che affronterò con la dovuta cautela, non è facile parlarne. L’attaccamento alla routine non so quanto mi riguardi anche se ho una zona di comfort con orari precisi che scandiscono la giornata in maniera schematica però, se serve, li modifico.

Wolfagang Amadeus Mozart ( 1756- 1791)

Ci sono fonti che affermano che anche Beethoven potesse esserlo. Pare che Mozart fosse particolarmente sensibile ai rumori forti. avesse una soglia di attenzione molto bassa e spaziasse in pochi secondi da una vasta gamma di espressioni facciali e comportamenti inappropriati ai contesti sociali di riferimento.

L’ elevata sensibilità ai rumori forti in me si manifesta in occasioni specifiche che cerco di evitare, prima tra tutte la discoteca. Un articolo sulle espressioni facciali potrebbe essere divertente dato che mi viene spesso fatto notare che le mie espressioni non combaciano con ciò che sento e a volte risulto infastidita pur non essendolo. Imbarazzata sì, infastidita quasi mai.

Emily Dickinson (1830- 1886)

Una delle poche donne trovate nella ricerca. Ci sono esempi come Temple Grandin che è ancora in vita e della quale potrei scrivere un giorno.

Questa disparità, per quanto nel caso specifico si tratti, ricordiamolo, esclusivamente di ipotesi, è ancora presente. Il percorso di diagnosi delle ragazze è sempre più duro rispetto a quello dei ragazzi, tema che mi preme visto che ho avuto la diagnosi a diciotto anni. Lo analizzerò con la dovuta attenzione più in là, anche questo è un tasto dolente quanto le relazioni sociali.

La congettura sulla poetessa è stata avanzata dall’accademico Julie Brown nel suo libro Writers on the Spectrum. I segnali della probabile appartenenza della poetessa allo Spettro Autistico sarebbero riscontrabili soprattutto nella non convenzionalità dei suoi scritti se contestualizzati nel tempo in cui visse. Anche lei, come Newton, tendeva a preferire la solitudine e l’isolamento. La Dickinson, però, mostrava di trovarsi più a suo agio con i bambini. Altre evidenze sono l’indossare soprattutto abiti bianchi o il fascino verso i fiori.

Non avendo mai approfondito la sua biografia non so bene cosa pensare anche se non sono molto convinta di poter essere d’accordo con questa supposizione. Non è la sola a essere considerata autistica per comportamenti non conformi alla sua epoca. Dal poco che ho letto, il suo biografo Lyndall Gordon, afferma che il carattere solitario della Dickinson derivasse dall’epilessia.

James Joyce ( 1882 -1941)

Per Joyce la supposizione ha come unico punto: la grande complessità del suo stile di scrittura che, a quanto pare, mette alla luce la volontà dello scrittore di prendere le distanze dalla società.

Era, quindi, eccentrico, “sopra le righe. La sua biografia l’ho studiata al quinto anno di Liceo Linguistico a Letteratura Inglese. Forse un giorno mi cimenterò nella lettura delle sue opere e mi esprimerò circa questa affermazione ma per il momento credo che sia piuttosto debole come punto per poterlo annoverare tra gli autistici.

Andy Warhol ( 1928 – 1987)

La direttrice del principale centro diagnostico per l’autismo del Regno Unito, Judith Gould, afferma con sicurezza che questo artista rientra senza dubbio nel quadro della persona autistica perché i suoi lavori si basavano sulla ripetizione. In più durante le interviste l’artista tendeva a rispondere a monosillabi come un dislessico verbale, difficoltà comune a tanti autistici. Invece altri dicono più semplicemente che le sue risposte miravano a creare ed espandere “il senso di mistero” che lo avvolgeva.

Conclusioni

La mia idea è che queste supposizioni abbiano basi scarse. In personaggi come Mozart, Joyce e Warhol l’eccentricità è innegabile però ho comunque la sensazione che non basti per identificarli come autistici. Molti dei personaggi esaminati tendevano alla solitudine o mostravano di non avere una gestione adatta delle proprie emozioni – vedesi l’irascibilità di Michelangelo, tratto che in più occasioni è stato associato anche a Mozart- che sono di per sé ostacoli a una corretta integrazione sociale. Ciò nonostante si torna sempre lì: Sono davvero sufficienti per aggiungerli alla lista di probabili soggetti Asperger? Il mio scetticismo a riguardo è grande. La dedizione al lavoro che catalizza ogni aspetto della vita comune a molti di loro è uno dei tratti forse più complessi legati alla Sindrome.

Gli aspetti che ritrovo in me basandomi su queste descrizioni verranno scandagliati con il tempo, a partire, come ho sottolineato parlando di Newton, dalla comune associazione tra Asperger e predilezione nelle scienze fino ad arrivare a parlare di genialità.

Spero che questa parentesi storica, se così possiamo definirla, vi abbia incuriosito.

Alla prossima,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

5 pensieri riguardo “Essere “sopra le righe” o l’Autismo quando ancora non aveva un nome

  1. Ti ringrazio per questa digressione storica.
    Ritengo che per essere un artista, che rimarrà nella storia, si deve avere senz’altro una mente differente dal resto della popolazione ed un approccio alla vita completamente diverso. Senz’altro il loro estro così spiccato è dovuto, oltre alla dedizione, anche una dote naturale. Pertanto è ovvio che questo estro si ripercuota o si “manifesti” sotto altri aspetti della vita quotidiana… è ovvio che chi ricerca la perfezione stilistica si addossi un così grandi carico di responsabilità che sia suscettibile e iracondo verso il prossimo. E’ per me anche scontato che sia la solitudine il miglior modo per dare sfogo alla propria creatività e pertanto è naturale che gli artisti per creare si ritagliassero del tempo per se stessi! anche la ritmicità e gli orari prestabiliti sono una cosa comune a molte persone: conosco persone che se non cenano ad una determinata ora per esempio diventano suscettibili, che siano realmente affamate o no! Anch’io nutro dei seri dubbi che tutti questi artisti possano essere stati realmente Asperger, come non capisco perché certi altri allora siano stati esclusi. Se però ci affidiamo alla legge dei grandi numeri, senz’altro, qualcuno di loro lo sarà stato, come qualcun altro avrebbe potuto avere una diagnosi differenziale

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    1. Sono pienamente d’accordo con il tuo commento. Ognuno ha il suo modo di essere e di esprimersi. Estro o eccentricità, che dir si voglia, sicuramente in quei secoli erano malvisti se portati all’estremo. Sono confini labili. Come ti ho detto l’unico che mi sembra forzato è Joyce ma gli altri forse posso accettarli. Warhol poi è morto negli anni Ottanta quindi se avesse voluto poteva anche richiedere una diagnosi visto che in quel momento finalmente la Sindrome era stata riconosciuta a livello medico. Lo scetticismo resta e certe risposte sono impossibili da avere adesso

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  2. Grazie Cate per questa digressione approfondita su un aspetto che va prendendo sempre più piede. Si rischia però di catalogare in uno spettro tutto quello che dirazza dal tipo comune, sia per competenze superiori alla media che per quelle inferiori. Potrebbe diventare una mera auto assoluzione per gli scarsi successi (non eccello,ma in compenso sono “normale”) o per santificare condizioni di disagio (poverino: è “autistico”). Penso che il punto focale sia l’unicità. Che riguarda tutti, pur con diverse declinazioni.

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    1. Sono pienamente d’accordo infatti quello che mi convince di meno è Joyce. Mi sembra un’ipotesi priva di senso. Sono tutti simili tra loro ma non potremo mai sapere se effettivamente ci rientrano. Fa piacere sapere che personalità così rilevanti in tanti ambiti possano avere qualcosa in comune con chi non è famoso ma io li prendo tutti con le pinze.

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