Analisi di un genere: la distopia

Oggi propongo l’analisi di uno dei generi che preferisco: la distopia.

Immagino che questo tipo di disamine siano già stata proposte svariate volte ma cercherò di rendere la mia il più personale possibile.

La parola è l’opposto di utopia, ovvero nonluogo perfetto nel quale c’è pieno bilanciamento tra potere e popolo, non ci sono guerre e disuguaglianze. Al contrario, in questi romanzi il mondo è completamente privo di equilibrio, spesso distrutto e costantemente in guerra. Secondo Oxoford English Dictionary il termine è nato nel 1868 con John Stuart Mill tramite il sinonimo cacotopia, coniato nel 1818 da Jeremy Bentham.

Nonostante il genere ha avuto la massima espansione nella seconda metà del Novecento, anche il romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift del 1726 viene visto come distopico ante litteram. Questa idea nasce dalle varie descrizione satiriche delle popolazioni incontrate dal protagonista Lemuel Gulliver, soprattutto nei giganti Brobdingnag l’autore ha voluto rappresentare gli usi e i costumi della società inglese del tempo in toni grotteschi come dura critica verso gli oppressori della sua Patria, l’Irlanda. Per un approfondimento lascio questo link di analisi dell’opera.

Nella prima ondata della fantapolitica antitotatilitaria abbiamo esempi come Il mondo nuovo di Aldous Huxley del 1932 , 1984 di George Orwell del 1949 o Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood del 1985. Le caratteristiche principali sono la presenza di gerarchie sociali rigide e insormontabili, culto della personalità nella figura del leader carismatico e del regime che attua propaganda e controlla i sistemi educativi per favorire il pensiero unico, paura e repulsione per tutto ciò che si trova oltre lo Stato, torture fisiche e psicologiche degli oppositori, sorveglianza dei cittadini attraverso un corpo paramilitare dal quale gli stessi sono costantemente controllati che può essere sostituito da reti tecnologiche molto avanzate con lo stesso scopo. Legame con il mondo naturale che non è più parte della vita comune.

Nella seconda ondata del post- apocalittico il genere si assimila allo Young Adult e alla fantascienza parlando di società ricreate dopo la totale distruzione del genere umano e i pochi superstiti, sia umani che animali potrebbero aver subito manipolazioni genetiche. Gli esseri umani lottano per la sopravvivenza con armi tecnologiche rudimentali. I grandi esempi sono Hunger Games di Suzanne Collins – saga della quale è recentemente uscito un prequel intitolato La Ballata dell’usignolo e del serpente che è in lettura e conto di recensire senza troppi spoiler il prima possibile -, Divergent di Veronica Roth, ma anche manga come L’Attacco dei Giganti di Haijime Isayama. Tutti hanno come periodo di riferimento l’arco di tempo dal 2009 al 2015 se si tiene conto anche dei film derivati da queste trilogie e oggi sta cambiando ancora.

1984 è uno dei miei romanzi preferiti così come Hunger Games e Divergent. Del primo forse un giorno farò un’analisi ma è un classico molto conosciuto di conseguenza, come per questa articolo una recensione difficilmente sarebbe originale però nulla mi vieta di tentare un giorno visto che ho legame particolare con questo romanzo. Conto di recuperare molti altri romanzi distopici. Le due trilogie del cuore Hunger Games e Divergent avranno la loro rilettura anche perché ricordo benissimo che sono due saghe considerate pressoché identiche nonostante in realtà siano accomunate solo dal target e dal genere il quale è sviluppato in maniera molto differente nei due casi. Anche la stessa saga della Collins ha ricevuto accuse di aver plagiato il romanzo poi adattato a manga Battle Royale di Kuoshun Takami in un periodo in cui un governo che costringe dei giovani ragazzi a una estenuante lotta di sopravvivenza per puro spettacolo e ai limiti della morale stava andando di moda. Sono controversie che non passeranno mai e che io reputo neanche tanto fondate molte volte. Se più autori seguono la stessa ondata sapendo che ai lettori piace capita che le idee si ripetano e le opere si assomiglino.

Ne esiste anche una terza ondata posta a metà tra le prime due dove la catastrofe umanitaria è imminente ma non ancora ultimata e la si percepisce durante la narrazione.

Credo che parlerò di molti altri generi che mi stanno a cuore come il fantasy e lo storico.

Spero che questo veloce approfondimento vi abbia incuriosito,

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

9 pensieri riguardo “Analisi di un genere: la distopia

    1. Esattamente. Per questo tutte le polemiche che ci sono state si Hunger Games per me sono infondate. Sarò molto di parte ma non credo che la Collins abbia copiato nessuno. È un caso perché la sua idea era partita da alcuni documentari sulla guerra e dall’esperienza del padre

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      1. Ben detto infatti queste non sono opinioni ma modi per smontare una saga apprezzata che non sarà perfetta ma sicuramente prima di muovere accuse del genere andrebbero verificate. Polemiche sterili che vogliono solo delegittimare il lavoro degli altri.

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  1. di recente ho parlato con una mia amica di penna e ho scoperto che anche lei, proprio come noi, è amante della saga Hunger Games e Divergent e mi ha fatto notare che Divergent non ha avuto la stessa risonanza mediatica di Hunger Games perché sono uscite quasi simultaneamente e la grande notorietà degli Hunger Games l’ha lasciato un po’ in ombra. Comunque le storie sono completamente diverse, anche i personaggi hanno delle differenze caratteriali profonde, così come i personaggi secondari… come hai giustamente scritto, l’unica cosa, che gli accomuna, è il genere distopico

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    1. Esatto. Sono due saghe YA distopiche completamente diverse. Se ci fai caso HG si può considerare più vicino a 1984 analizzando il controllo dei Pacificatori sui Distretti. In Divergent i personaggi hanno libertà individuale e tutto precipita dal momento che Jeanine insieme a Eric cerca di scovare i Divergenti e quindi si crea disordine in città. Come ho detto nella risposta al commento sopra il tuo, queste non sono opinioni ma un tentativo di bistrattare saghe famose e apprezzate. Forse sì, Divergent ha avuto meno successo di Hunger Games però questi paragoni sono insensati. Sui gusti non si discute tuttavia c’è un limite a tutto e certe accuse non andrebbero mai mosse.

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