Un “ritorno di fiamma”

Dopo mesi di blocco del lettore o reading slump – come si dice negli ultimi tempi su Booktube riprendendo il termine dall’inglese – questo libro mi ha aiutato a ritrovare la voglia di leggere.

Il titolo dell’articolo vuole essere un riferimento alla ragazza di fuoco protagonista della trilogia originale, Katniss Everdeen.

A dieci anni dall’uscita del primo volume della trilogia l’autrice Suzanne Collins ha deciso di tornare con questo libro. La prima rivelazione è che l’autrice ha preso una via del tutto inaspettata: sarebbe stato facile un prequel su personaggi come Haymitch o il tanto amato Finnick Odair o un sequel sui figli di Katniss e Peeta. La Collins, contro ogni aspettativa, ci ha regalato un prequel sull’antagonista, Coriolanus Snow.

Essendo l’antagonista, la scelta ha fatto storcere il naso a molti. Inizialmente anch’io ero scettica ma alla fine ho deciso di dargli una possibilità. E non me ne sono affatto pentita.

Se la trilogia era narrata in prima persona da Katniss, La Ballata dell’usignolo e del serpente è in terza persona quasi come se la stessa Collins cercasse di creare un distacco tra il lettore e il protagonista, con il quale in effetti non è facile empatizzare.

Resta legato allo Young Adult ma ci sono tematiche e descrizioni così cruente che lo si può considerare molto vicine al New Adult.

Sulla trama non posso dire molto dato che si rischierebbe di fare spoiler.

L’ambientazione è Capital City. Non la Capital che abbiamo visto con gli occhi di Katniss nel secondo volume della trilogia, ovvero La ragazza di fuoco: lo sfarzo che avevamo visto non esiste, è una città distrutta dalla guerra dove persino i membri dell’èlite cittadina hanno difficoltà economica e lottano contro la fame e la povertà. Coriolanus ha diciotto anni e vive in un attico con la nonna e la cugina, Tigris personaggio presente anche nella trilogia, stilista molto sopra le righe che ne Il canto della rivolta aiuta i ribelli.-, orfano di padre e madre e svantaggiato rispetto ai compagni dato che la guerra ha portato al declino della famiglia.

Il libro è diviso in tre parti: il mentore, il premio e il Pacificatore.

Il giovane Coriolanus è un personaggio grigio con una moralità ambigua e spesso difficilmente condivisibile. Si ritroverà a fare da mentore al tributo del Distretto 12, Lucy Gray Baird. La ragazza, a un primo impatto, mi ha ricordato Johanna Mason, il mio personaggio preferito. In realtà leggendo si nota come lei sia molto diversa da questo personaggio ma anche da Katniss. E’ lei l‘usignolo del titolo, è una cantante. La sua caratterizzazione mi è sembrata ben riuscita e l’ho apprezzata molto. E i serpenti sono la sua arma.

I personaggi intorno a lui sembrano poco approfonditi ma è una scelta studiata in quanto il ragazzo non ha interesse a intessere relazioni interpersonali con i suoi coetanei nonostante sia cresciuto con la maggior parte di loro tanto da essere quasi amici d’infanzia. Eccetto per un personaggio, Seianus Plinth, al quale Coriolanus si lega suo malgrado che è quasi il suo opposto. Coriolanus è cinico, distaccato e arrivista.

Si parla dei Decimi Hunger Games e i ragazzi devono trovare un modo per attirare pubblico. In molte parti sono rimasta con il cuore in gola e il fiato sospeso proprio perchè, come accennavo, le descrizioni sono forti e vivide nella mente del lettore.

Un aspetto che più di tutti mi ha fatto riflettere e amareggiato è stato il trattamento dei tributi che mi è parso ai limiti dell’inumano. I dilemmi morali per i quali il libro sembra essere più maturo partono proprio da lì: i ragazzi di Capital e quelli dei Distretti sono davvero così diversi? Dopotutto entrambi sono sopravvissuti a una guerra e continuano a pagarne le conseguenze. Immaginare ragazzi chiusi nella gabbia di uno zoo e trattati alla stregua di animali mi ha stretto il cuore.

Seianus cerca in tutti i modi di far vedere quanto i Giochi siano ingiusti e inumani senza venire preso in considerazione dato che per gli altri i Giochi, seppur ancora in fase sperimentale, rappresentano uno spettacolo e sono considerati il giusto modo per tenere a bada i Distretti. E’ una guerra eterna.

Un personaggio estremamente sadico con il quale il protagonista instaurerà un rapporto fondamentale per arrivare ai suoi scopi è il Capostratega, la Professoressa Gaul. Questo personaggio mi resterà impresso nella memoria proprio per il modo in cui si approccia ai suoi studenti e al distacco che mostra a ogni notizia tragica sia sui tributi che sui ragazzi.

In definitiva, il libro merita e forse mi è piaciuto molto più della trilogia originale. Penso che il ragazzo presentato nella narrazione abbia già tutte le carte in regola per diventare il Presidente spietato che conosciamo. Tra lui e Lucy nasce una relazione particolare che, per com’è costruito il personaggio, non mi ha convinto granché e difficilmente si può considerare romantica. Ogni sua mossa è studiata per il tornaconto personale.

Vi consiglio di leggerlo per riscoprire la saga da un altro punto di vista. Forse come primo approccio al mondo di Hunger Games può confondere ed è meglio partire dalla trilogia, su questo mi allineo a tante opinioni che ho sentito in questi giorni.

Spero che questa analisi vi abbia incuriosito,

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

5 pensieri riguardo “Un “ritorno di fiamma”

  1. complimenti per essere riuscita a non cadere nella tranello di fare involontariamente dello spoiler… con la tua narrazione, sei riuscita a creare un perfetto equilibrio tra informazioni basilari per la comprensione della trama e quella atmosfera di mistero, che ti invoglia nella lettura.
    Complimenti anche all’autrice, che deve aver affrontato una sfida non da poco, creando una storia basata sull’antagonista di Katniss. Menomale che la scrittrice ha avuto il senno di usare la narrazione in terza persona, altrimenti il rischio che determinati tipi di lettori prendessero in simpatia Coriolanus o addirittura giustificassero i suoi orrori sarebbe stato alto (e molto diseducativo).
    Mi allineo al tuo pensiero: anch’io concordo che bisognerebbe leggere prima la trilogia per poter apprezzare e capire fino in fondo questo libro, altrimenti rischia di essere fuorviante per il lettore

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    1. Grazie Anna. È stata una vera sfida per me. Sì, la prima persona avrebbe sicuramente fatto in modo di immedesimarsi troppo in questo personaggio ma in realtà anche la terza in alcuni momenti ti porta a empatizzare con questo personaggio. È veramente raro proprio perché la sua moralità è altamente discutibile ma ad esempio quando parla della sua condizione economica e del fatto che abbia fame un po’ ti dispiace per lui. È un libro per i fan, leggerlo prima della trilogia forse renderebbe più difficile la comprensione di alcuni passaggi.

      Piace a 1 persona

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