Mancanza o differente modo di sentire?

Eccomi tornata.

In questa prima tappa nel viaggio nella mia mente il primo punto da trattare è l‘empatia. Premetto che tutti i temi, ovviamente, sono legati tra loro quindi anche se li tratto uno alla volta ritorneranno in tutte le analisi. Soprattutto questo è collegato con un nodo indistruttibile ai successivi.

Come sempre partiamo dalla definizione per poi arrivare a collegarla alla condizione. Cos’è l’empatia?

E’ “la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.

Nella visione comune e fuorviata della mia condizione si tende a pensare che la persona autistica sia del tutto priva di empatia. Come vedremo, è una semplificazione che sminuisce le nostre difficoltà.

Mi sto documentando molto per essere il più esauriente possibile – essere autistica non vuol dire che so tutto per partito preso, anzi, sto scoprendo io stessa molte cose grazie a questa mia decisione.- e una delle spiegazioni che mi ha aperto davvero gli occhi è stata quella della Dottoressa Olga Bogdashina nel suo libro Autismo e spiritualità, Psiche, sè e spiritualità in persone nello spettro autistico del 2016.

La dottoressa evidenzia che esistono diversi tipi di empatia: sensoriale, emotiva/ affettiva e cognitiva.

Nelle persone Neurotipiche è prevalente, appunto, quella emotiva. Da qui il concetto di “mettersi nei panni dell’altro” origine della concezione errata che vede le persone Neurodiverse come carenti o del tutto insensibili.

Gli autistici tendono a razionalizzare anche le emozioni e le sensazioni che per natura non possono avere una spiegazione logica. Ammetto che spesso anch’io incappo in questo errore di valutazione. Esaminando gli altri due tipi di empatia citati si scoprirà che molti sono ipersensibili.

Nell’empatia sensoriale si ha quasi una simbiosi con la persona con la quale si ha una relazione e di conseguenza si ha la capacità di comprendere i comportamenti altrui nonostante la difficoltà a interpretarne i sentimenti. La persona tende a portare all’estremo le sensazioni dell’altra tanto da arrivare ad avere crisi soprattutto quando si “assorbono” quelle negative. La Bogdashina riporta uno studio fatto su bambini autistici e caregiver per evidenziare le reazioni di questi dal momento che si sentivano particolarmente legati a coloro che li accudivano.

Nella variante cognitiva o “intellettuale” le emozioni sono fuse con l’arte in ogni sua forma. La persona autistica riesce a esprimerle grazie a immagini, suoni, parole.

Un ulteriore ostacolo che la persona autistica deve affrontare e che la fa percepire come fredda e distaccata è quella condizione chiamata alessitimia alla base del non saper dare un nome né alle emozioni provate in prima persona né a quelle degli altri, tendenza ad amalgamare stati d’animo a sensazioni fisiologiche, non riuscire individuare le “cause scatenanti” delle emozioni e preferire le azioni alle parole per esprimere ciò che si sta cercando di nominare. Per approfondire lascio questo link.

Nella mia esperienza io ho sempre pensato di essere ipersensibile anche se spesso, purtroppo, mi sono sentita dire frasi come “Ma capisci cosa stiamo provando?” con un tono molto vicino alla provocazione che sicuramente non mi aiutava a capire cosa stava succedendo. Credo di avere una empatia sensoriale fin troppo sviluppata che si amplifica quando il legame con quella persona è vissuto nel profondo. Qui si toccano anche argomenti delicati come amicizia, amore ed emozioni a esse collegate, dei quali parlerò con la dovuta attenzione quando me la sentirò. Paradossalmente, pur avendo un linguaggio davvero ricco, perdo quasi del tutto la capacità di esprimermi a voce nel preciso istante in cui la componente emotiva esplode. Di conseguenza la mia empatia cognitiva si realizza nella scrittura. La questione stati d’animo \ stimoli fisiologici mi dà molto da pensare. Forse anche questa mi tocca da vicino perché spesso mi sento tesa senza un apparente motivo soprattutto se ho fame.

Una ulteriore componente dell’autismo che merita un articolo separato è proprio quella degli stimoli sensoriali e dell’effetto che hanno sulla stabilità emotiva e psicologica della persona autistica. Ci sono due conseguenze a questo sulle quali sto acquisendo più informazioni possibili per capire se e in quale delle due rientro – anche se, spesso, sono una di seguito all’altra- ovvero meltdown e shutdown. Un’esplosione di sentimenti negativi che porta a pianti o anche ad azioni – involontariamente- violente e pericolose per sé e per gli altri nel primo caso o un‘implosione silenziosa anche se ugualmente dolorosa nella quale ti isoli dal mondo per ritrovare l’equilibrio nel secondo.

A noi non manca nulla, sentiamo in un modo che è difficile da esternare perché siamo i primi che non lo comprendono pienamente. Quindi prendeteci per mano e aiutateci a capire. esplorate il nostro mondo interiore come noi cerchiamo di fare con il vostro. Dove non arrivano le parole possono arrivare i gesti. Un giorno spero di non dover più parlare di “noi” e “voi” ma per il momento lo posso far comprendere solo così.

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

16 pensieri riguardo “Mancanza o differente modo di sentire?

  1. Mi piace molto ciò che pubblichi e la tenacia con cui porti avanti il tuo lavoro. Aspetto nuovi e interessanti articoli che ‘traduci’ in modo comprensibile anche per chi è digiuno in materia. Grazie

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  2. Ebbene sì, ho voluto dare una nuova opportunità a questo articolo, che inizialmente mi era sembrato così ameno e incomprensibile. Dopo aver avuto modo di implementare il discorso con la tua spiegazione orale, a questo giro ho capito la quasi totalità di quello che hai scritto. Quello che ancora mi sfugge è il passaggio: “razionalizzare anche le emozioni e le sensazioni che per natura non possono avere una spiegazione logica”… parlando da neurotipica ho sempre comunque una visione di insieme e se ho una certa reazione o provo un certo sentimento so bene cosa può averlo scaturito nella maggior parte dei casi… a volte può capitare che mi senta un po’ nostalgica/malinconica e non sappia spiegarmi il motivo oggettivo, ma credo che questa sia una sensazione universale a sia ai neurotipici che ai neurodiversi… pensa solo a quante emoji esistono per indicare gli stati d’animo! L’altro passaggio ancora per me oscuro è “si ha la capacità di comprendere i comportamenti altrui nonostante la difficoltà a interpretarne i sentimenti” che per me è difficile da comprendere perché faccio esattamente il contrario: riesco prima a capire i sentimenti delle persone e molte volte però faccio fatica a comprendere reazioni o i fatti oggettivi, perché ritengo che ci possano essere molte varianti, che si possano influire tra quello che si prova ed il modo di agire.
    Credo che avremo bisogno di parlarne ancora! 🙂

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    1. Abbiamo bisogno di razionalizzare tutto perché spesso ci sentiamo più facilmente a disagio non capendo la situazione. Il mio dottore mi aveva detto di tenere una sorta di “quaderno delle emozioni” dove scrivere le situazioni in cui mi ero sentita più a disagio ma essendo cose che duravano un certo arco di tempo in realtà non l’ho mai fatto anche perché me le ricordavo da sola. Forse di recente ti ho parlato del fatto che ogni volta che qualcosa non mi torna ci rimugino all’infinito perché ho sempre paura di sbagliare. È un po’ questo il punto. Per la seconda frase che non capisci non saprei. Forse la spiegazione migliore di quel tipo di empatia la puoi trovare proprio in Temple Grandin anche se in lei era rivolta soprattutto alle mucche. In me, come ti ho detto più volte, si manifesta “assorbendo” le emozioni negative delle persone alle quali sono più legata, soprattutto la rabbia.

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      1. quindi una sorta di traccia di quali eventi ti hanno ferito o fatto reagire in maniera troppo forte? una sorta di quadernino causa/effetto per capire quali situazioni devi evitare per non andare incontro a meltdown o shutdown? Rimuginare su un qualcosa (anche di vecchia data) fa parte anche della forma mentis dei neurotipici, però concordo con te che per i neurodiversi è molto più accentuato: lo vedo con mia mamma, che ha dei tratti da neurodiversa, che rimugina senza mai stancarsi su cosa successe anche tantissimi anni fa e le rivive ogni volta con dolore, a volte addirittura fisico… il suo cervello elabora informazioni a manetta ed in quel caso sono io che tendo a sovraccaricarmi di angoscia perché mi sembra di star correndo una maratona cerebrale!

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      2. Lo scopo doveva essere quello ma non ci sono mai riuscita proprio perchè le vivevo sul momento e non aveva senso per me annotarle quando erano concluse. Infatti ho anch’io componenti ossessive che mi portano a rimuginare su tutto fino allo sfinimento nonostante la situazione non possa più essere modificata. Diciamo che questo capita proprio perchè spesso è complicato capire davvero la situazione se sei sopraffatto da stimoli e quant’altro

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  3. bene, quindi questo rimuginare non ti porta mai a dei traguardi positivi come ad esempio trovare soluzioni anche a scoppio ritardato o semplicemente sfogarsi, cercando di dare una voce alle sensazioni più emotivamente pesanti? e una volta passata questa fase riesci di archiviare ed andare avanti?

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    1. Diciamo che sì, tendo a rimuginare e portare all’estremo quella sensazione anche se alla persona è passata. Come sai sono molto ansiosa ed è facile che succeda. Per metabolizzarla e superarla ci rifletto tra me e me visto che per ogni cosa ho bisogno di parlare da sola sotto voce e fare mente locale. Mi sfogo quasi subito senza però capire effettivamente cosa succede a livello emotivo e infatti mi escono frasi che in realtà non penso perché scrivo impulsivamente.

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  4. Si può asserire quindi che gli istinti prevalgano sulla ragione e quindi ti escono delle frasi molto pessimistiche dettate dall’ansia del momento, che in realtà sono solo frutto della paura o della rabbia

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