Biografie da conoscere per riflettere: Temple Grandin e l’empatia verso le sue mucche.

Oggi, 29 agosto 2020, è il settantreesimo compleanno di Temple Grandin.

Foto presa da WKsu News: Exploradio: Autism in the workplace

La sua biografia apre una nuova rubrica chiamata Biografie da conoscere per riflettere, dove parlerò di personaggi autistici che hanno avuto successo e si impegnano nella sensibilizzazione. In un certo senso la rubrica potrebbe essere già iniziata con quella di Alan Turing ma è un caso diverso: per Turing sono supposizioni e la si può considerare una diagnosi post- mortem, mentre sulla Grandin la diagnosi è certa.

Temple Grandin è professoressa associata alla Colorado State University e progettista di attrezzature per il bestiame.

Primo punto evidenziato nella sua biografia è la non verbalità: La Grandin ha iniziato a parlare a tre anni e mezzo.

Nell’Autismo si riscontra ritardo nello sviluppo del linguaggio e quindi non verbalità che può anche coesistere con mutismo selettivo. Se il bambino autistico comincia a parlare potrebbe, per vari motivi, sviluppare mutismo selettivo in determinate situazioni le quali sono ovviamente scollegate dalla sua volontà ma soprattutto dalla sua presunta mancanza di educazione e\o “sordità“. Nel mio caso anch’io ho cominciato tardi a parlare e dopo aver iniziato ho sviluppato un linguaggio molto ampio e vario.

Andando avanti si dice che la Grandin, vivendo e lavorando nel ranch di famiglia, aveva maturato un interesse assorbente soprattutto per le mucche. Ha lavorato fin da ragazzina a causa delle sue difficoltà a relazionarsi con i coetanei.

Bisogna dire che spesso per tanti autistici il cosiddetto interesse assorbente diventa il lavoro che svolgeranno tutta la vita. Arriverà il momento di raccontarvi i miei e anch’io scrivo molto e spero di pubblicare un mio romanzo un giorno. Io non approvo quel termine e credo che anche i Neuro Tipici possano avere interessi definibili tali. Il macroargomento difficoltà di relazionarsi con gli altri merita una sua analisi appena prenderò abbastanza coraggio per riuscire a essere quanto più oggettiva possibile.

Nell’articolo sull’empatia avevo detto che ne esistono tre tipi e che nell’Autismo si può arrivare a un livello molto alto di empatia sensoriale ma essere carenti di empatia affettiva, la forma più “canonica” che ha creato il concetto di “mettersi nei panni degli altri“.

La Grandin, infatti, era riuscita a entrare in empatia con i suoi animali tanto di arrivare a trovare dei punti in comune tra la sua mente e quella delle mucche. Nel paragrafo successivo cerco di chiarirlo, provate a seguirmi.

Tema portante dell’ultimo articolo era la sensorialità autistica che si collega perfettamente a questo aspetto: la scienziata aveva notato che i rumori assordanti spaventavano le mucche così come molte crisi nell’Autismo derivano dall’intensità e dall’imprevedibilità di tali rumori. Studiò psicologia, specializzandosi in comportamento animale. Aiutò alla riprogettazione degli allevamenti dopo aver notato che le mucche temevano il veterinario ed erano infastidite dalla presenza di una bandiera che sventolava sopra il box. Di conseguenza vennero eliminati oggetti sospesi o subirono modifiche nella forma e furono cambiati i percorsi nelle stalle.

Ad oggi esiste il sito ufficiale sull’Autismo gestito dalla stessa Temple Grandin e ha partecipato a numerosi talk show per parlare di sé oltre ad aver pubblicato numerosi libri come Il cervello autistico (2014) e Pensare in immagini (2003). Il secondo fa riferimento all’idea che la mente autistica apprenda meglio se ha immagini concrete da associare al concetto e, di conseguenza, spesso non si capiscono a pieno modi di dire e metafore.

Nel 2010 HBO ha realizzato un film su di lei intitolato Una donna straordinaria. A suo tempo lo guardai e conto di riguardarlo con la consapevolezza di essere anch’io parte dello Spettro Autistico.

Scena finale con discorso sull’autismo

Piccola curiosità finale: lo sapete che a diciotto anni, desiderando di sperimentare la sensazione di un abbraccio nonostante la paura di essere stretta, comune a molti autistici, ha creato una macchina degli abbracci per superare questo blocco? Mi ricordo di averla vista nel film e ho letto che l’ha creata per sé stessa anche nella realtà.

In questa storia gli spunti per future disamine sono innumerevoli. Anche questo ne merita una vista l’erronea convinzione che tutti gli autistici detestino il contatto fisico. Posso assicurarvi che esistono anche quelli che lo richiedono e lo ricambiano.

Auguri Temple Grandin.

Dal canto mio spero di avervi incuriosito con questo racconto. Ne seguiranno altri come Greta Thunberg.

A presto,

Cate L. Vagni

Il mondo bisogno di tutti i tipi di mente

Temple Grandin da TEDitalia

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

4 pensieri riguardo “Biografie da conoscere per riflettere: Temple Grandin e l’empatia verso le sue mucche.

  1. Grazie mille, è sempre un piacere venire a conoscenza di queste storie straordinarie. Concordo con te sul fatto che le parole “interessi assorbenti” non piacciono neanche a me: credo che avere delle grandissime passioni sia una cosa tipica dell’essere umano, anzi, a mio avviso ritengo che ci sia da augurarsi di trovare una grande passione nella vita, che ci permetta di elevarla. Forse quello che può essere differente è la portata dell’interesse, che nella maggior parte dei neurotipici rimane comunque limitata a determinati momenti della vita o della quotidianità. Mi piacerebbe (se l’hai già fatto chiedo venia, in tal caso recupererò) che in un prossimo articolo venisse approfondito il tema collegare pensieri astratti a oggetti concreti (credo proprio succede alla fine del breve filmato, dove la protagonista immagina una porta). Ritengo che potrebbe essere un buon meccanismo anche per i neurotipici per implementare ad esempio la memoria.

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    1. Mi mancavano i tuoi commenti 🥰 concordo sulle passioni. Sì, approfondirò anche il discorso sulla difficoltà a capire ciò che non può avere un collegamento concreto come le metafore. Io parlo per metafore quindi sicuramente le capisco ma tanti Autistici non ci riescono purtroppo. È una grande complicazione nella comunicazione

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