Di hype, attese infinite e mezze delusioni

Oggi volevo parlarvi di un libro che mi è stato regalato per il compleanno dopo una lunga attesa di quasi due anni ma, essendo il secondo di una probabile trilogia, lo analizzerò con un visione più ampia toccando diversi punti dato che del libro in sè non si può dire molto senza fare spoiler.

L’autrice in questione è Tomi Adeyemi, una scrittrice statunitense di origine nigeriana.

Una foto dell’autrice

Com’è accaduto con Il sognatore anche nel suo caso BookTube mi ha dato la spinta per approcciarmi al suo romanzo d’esordio, Figli di Sangue e Ossa,

Tomi Adeyemi, Figli di Sangue e Ossa, Rizzoli, 2018

Fu subito un caso editoriale che generò hype. Il primo punto che vorrei trattare in questa mia analisi.

Hype vuol dire pubblicizzazione massiccia di un prodotto per un tempo molto lungo. Infatti, alla sua uscita, tutti ne parlavano e aveva quasi solo pareri positivi. Spesso i booktuber ricevono copie direttamente dalla casa editrice, sia in lingua originale che in traduzione.

Nel 2018 era una novità nel panorama Young Adult Fantasy perché era una storia dalle tinte africane in chiave, appunto, fantasy. La Nigeria è chiamata Orisha e il tema alla base della storia è la discriminazione.

La protagonista principale è Zelie, una ragazza che ha vissuto una vita di sofferenza e discriminazione dovuta al fatto di appartenere ai maji, persone che possiedono e padroneggiano la magia. Tale magia si manifesta in maniera differente a seconda del clan di appartenenza. A inizio libro vive a Ibadan con il padre e il fratello, Tzain. La madre faceva parte dei Mietitori e aveva il potere di controllare le ombre dei morti fino a usarle come arma in caso di attacco. I ragazzi sono orfani di madre, rimasta uccisa durante un Raid, una repressione violenta della magia da parte del re Saran dieci anni prima.

Gli altri due narratori sono i figli di Saran, ovvero la principessa Amari e il principe Inan.

La prima è una principessa ribelle e fuggiasca che farà amicizia con Zelie, il secondo vive un continuo conflitto interiore tra il dovere di rendere fiero suo padre e creare un regno nuovo dove i maji non vengano più chiamati larve e perseguitati ma vivano in pace con la monarchia. Purtroppo è proprio il suo personaggio che mi ha infastidito molto nel secondo volume perchè la sua indecisione è portata quasi all’estremo ed è assai esasperante.

I maji parlano lo yoruba, una delle tante lingue ufficiali dell’Africa occidentale, nello specifico della Nigeria, del Benin e del Togo, e i clan sono legati a divinità effettivamente presenti nel Pantheon africano, ad esempio il clan di Zelie si rivolge alla Dea Oya.

Le descrizioni sanno essere assai suggestive e trasmettono la sofferenza di una ragazza che è stata discriminata una vita intera per via dell’irrazionale paura che si tramuta in odio della monarchia nei confronti della sua gente. I figli, infatti, vorrebbero rimediare gli errori della loro famiglia.

Il libro aveva come grande difetto un instalove tra il principe e Zelie che fin da subito mi ha fatto storcere il naso per la velocità con la quale accade che lo rende assai irrealistico.

Il nove giugno di quest’anno, dopo un’estenuante attesa che mi ha fatto anche perdere le speranze per quanto si è protratta, è finalmente uscito il secondo volume di questa probabile trilogia intitolato Figli di virtù e vendetta.

Tomi Adeyemi, Figli di virtù e vendetta, Rizzoli, 2020

Nelle prime pagine capiamo meglio il sistema magico di questo universo. E questo è un grosso punto a favore di questo romanzo che, purtroppo, è stata una mezza delusione.

Zelie è accecata dalla sete di vendetta e dall’odio nei confronti di Inan che si riversa su Amari. Purtroppo, per quanto ciò che prova sia perfettamente comprensibile, mi è sembrata troppo arrogante e priva di tatto nei confronti del fratello e di Amari nei momenti in cui questi cercano di confortarla.

Amari, personaggio che ai più è risultato antipatico, secondo me è forte e decisa. La principessa ribelle cerca in tutti i modi di farsi ascoltare dai maji che le sono avversi e il fatto che Zelie le sia così ostile la fa soffrire. Sente il trono come suo e vuole la sua rivalsa dopo una vita in cui è stata sminuita da entrambi i genitori. Vuole salire sul trono per dare una vita migliore ai maji. La ragazza, per quanto provenga da una famiglia che si è macchiata di crimini orribili, soffre per la perdita del padre e del fratello, creduto morto a fine del primo volume.

Mi è dispiaciuto parecchio vedere questo rapporto di complicità e di sostegno che avevano nel primo volume trattato in questo modo: le due ragazze non riescono ad avere una conversazione tranquilla perchè Zelie risponde in malo modo ad Amari anche quando sembrano andare d’accordo.

Il principe, adesso re, Inan continua la sua battaglia interiore risultando un personaggio che non riesce a prendere alcuna decisione e, puntualmente, quando lo fa gli si rivolta contro riportando la situazione al punto di partenza.

Difatti, ciò che non funziona è proprio la trama: è banale e ripetitiva fino allo sfinimento nonostante tutte le ottime premesse elencate sopra.

I ribelli non sanno ribellarsi e la monarchia non sa imporsi. Quando si arriva a un accenno di svolta questa viene subito distrutta portando il libro a un eterno punto di non ritorno.

L’autrice ha sprecato una buona occasione dopo un’attesa così lunga. Se mai uscirà questo fantomatico terzo volume lo leggerò per vedere se riesce a risollevarsi e a concludere dignitosamente questa saga.

Spero di avervi incuriosito,

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

12 pensieri riguardo “Di hype, attese infinite e mezze delusioni

      1. Le basi erano ottime ma la gestione della trama ha rovinato tutto. E’ un ripetersi ciclico degli stessi eventi senza arrivare mai a una soluzione e quindi sostanzialmente anche le discussioni dopo le scene di azione sono vuote e fini a se stesse…

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  1. Eccomi palesata, l’amica, che ti ha regalato questo libro per il tuo compleanno! Acquistarlo sulla panchina di fronte alla pineta oltretutto dal tuo telefono, venendo a conoscenza dell’app di Amazon e delle sue potenzialità, è stata una figata per me… peccato che abbia avuto una sfortuna coi libri, che ti ho regalato! c’è sempre stato qualcosa di deludente! al prossimo compleanno/festività non posso sbagliare… ne va della mia reputazione da buona amica! Voglio che sia un libro che possa rientrare trionfante nella tua top 10!
    Scherzi a parte, sai che dalla copertina ho pensato che fosse un libro storico, che parlasse delle vessazioni del popolo bianco su quello nero? Ho anche pensato: “Vedi la mia Cate com’è impegnata nel conoscere le battaglie storiche!” Non ho proprio pensato che potesse essere un libro fantasy! Comunque mi hai detto che è in parte molto formativo perché riprendere reali usi e costumi di alcuni popoli africani giusto? Almeno in questo un arricchimento culturale viene fornito! Dai, non voglio demordere, vedrai che col il capitolo finale, le tue aspettative saranno soddisfatte! Be positive!

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    1. Ciao amica 😉 in effetti quelle copertine sono abbastanza fuorvianti 🤔 sì, sulla mitologia e la lingua c’è un collegamento con la realtà e questo è pregevole. Speriamo che il terzo non ci metta altri due anni sennò diventa la novella dello stento ahah

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    1. Sì, il primo era bellissimo e molto valido. Il secondo ha una trama che non funziona per niente. Se esisterà un terzo non voglio crearmi aspettative perché c’è una buona probabilità che verranno deluse… Ti consiglio comunque di leggere il primo perché secondo me è molto bello

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