Livelli di comunicazione e complicazioni

Il tema della comunicazione è molto delicato nella mia condizione perché è uno dei fondamenti della diagnosi.

La comunicazione è alla base della vita di tutti noi e si divide in verbale e non verbale.

La comunicazione verbale parte dalla voce. La voce ha un tono e un volume e si basa sulla prosodia, ovvero l’uso delle pause nel parlato per riprendere fiato.

A me spesso viene detto che non controllo il volume della voce e spesso urlo anche se magari sono tranquilla. La prosodia nel mio caso è pressoché inesistente e capita di parlare senza scandire bene le parole e troppo velocemente senza pause così come mi viene ripetutamente detto che la mia voce non ha tono. Peraltro ho studiato teatro ma questo problema è rimasto. Un giorno magari racconterò la mia esperienza con un insegnante che, per quanto breve, è stata assai significativa.

Al contrario, ad altri autistici magari capita di caricare troppo il tono di voce tanto da farlo sembrare comunque innaturale.

A seguire si passa alle espressioni facciali, che aiutano a guidare la conversazione almeno nella maggioranza dei casi. Sono collegabili anche alla controparte non verbale che analizzerò dopo.

Poi si passa a tutta quella parte di verbale che è legata al linguaggio non letterale ovvero umorismo, ironia, sarcasmo e metafore.

E’ pensiero comune che gli autistici non colgano mai l’ironia negli altri. Ovviamente è sbagliato ragionare per assoluti: io penso di capire l’ironia e il sarcasmo dopo un primo momento di confusione e se non rido molto probabilmente potrebbe essere la battuta a non essere divertente. Anzi, non è così raro che io abbia la sensazione che siano gli altri a non cogliere la mia ironia guardandomi con aria perplessa. Oppure a volte si creano situazioni paradossali tra me e il mio ragazzo perché so che è ironico ma dò l’idea di essermi offesa nonostante la consapevolezza che stia scherzando. Le mie reazioni portano fraintendimenti involontari anche perchè non sono effettivamente arrabbiata.

Sulle metafore è opportuno fare una grande premessa: l’enorme differenza nel pensiero tra autismo – visivo – e neurotipicità – astratto – può essere il fondamento per cui esiste questa difficoltà: gli autistici tendono a interpretare tutto letteralmente e a “concretizzare” le metafore quindi non le comprendono pienamente e certe immagini potrebbero addirittura sembrare disturbati come “Ti parlo con il cuore in mano”.

Il pensiero visivo quindi porta alla creazione di un’immagine concreta per un concetto astratto che altrimenti non verrebbe compreso. Per quanto sia una delle grandi caratteristiche dell’autismo io ancora non so come rapportarla a me stessa e spiegarla in modo comprensibile. Posso solo dire che adoro le metafore e in linea di massima le capisco perfettamente. Mi verrebbe da dire che senza metafore avrei molte complicazioni a esprimere tantissimi concetti che magari ho chiari ma non riesco a verbalizzare, soprattutto se parliamo di emozioni.

Arriviamo al secondo livello di comunicazione: il non verbale.

Il non verbale gioca sull’interpretazione ed è ancora più difficile da cogliere rispetto, per esempio, all’ironia.

In questo tipo di comunicazione spesso non basta essere bravi osservatori come succede a molti autistici per via dei mille ostacoli che si incontrano nella socialità. Come ho scritto sopra le espressioni facciali possono considerarsi lo spartiacque tra verbalità e non verbalità: essendo influenzate dalle emozioni, anche un impercettibile e repentino cambio di espressione può essere un aiuto per comprendere la situazione.

Direttamente collegato abbiamo il linguaggio del corpo che si fonda su postura e gestualità. Ho sentito di persone autistiche che purtroppo, solo a posteriori hanno compreso di aver subito comportamenti inopportuni e non richiesti perchè sul momento non hanno colto i segnali del corpo nell’altro. E’ un discorso troppo delicato da trattare e mi fa venire un nodo alla gola pensare che una donna autistica sia più vulnerabile di una neurotipica per questo.

Anche lo sguardo ha un ruolo fondamentale in questo gioco della comunicazione. Per un autistico è particolarmente faticoso sostenere lo sguardo altrui sia per via dei miliardi di stimoli sensoriali intorno a lui sia per carattere. Purtroppo, però, questo crea un enorme fraintendimento e le persone autistiche vengono accusate di non stare ascoltando proprio perché non fissano l’interlocutore.

Tutto ciò che non è palese non viene colto immediatamente e ci vuole un attimo a offendere involontariamente l’altro perché manca una parte della scambio che per l’altro magari era molto importante.

Non sempre colgo i segnali dati dalla gestualità in effetti, per farlo devo analizzare a posteriori la situazione e riflettere su ogni aspetto vissuto e su tutto ciò che ho visto. Dire che sarebbe meglio essere sempre chiari senza sottintendere nulla è una richiesta forse inapplicabile perché in certi momenti possono essere necessari. Posso capirli meglio se il legame con quella persona è abbastanza forte e ho imparato a comprenderla. Sullo sguardo confermo di non riuscire a mantenerlo soprattutto se provo emozioni forti o sono in difficoltà ma ad oggi molte persone sanno che le sto ascoltando anche se magari mentre camminiamo guardo avanti o da seduti faccio altro. So che, per esempio, a un colloquio o durante un esame è fondamentale mantenere lo sguardo infatti esistono strategie utili per riuscire ad arginare la difficoltà come trovare un dettaglio sul viso dell’interlocutore per dare l’impressione di guardarlo anche se non negli occhi.

Questo tema è ovviamente stato ispirato dallo scorso articolo e ho quindi deciso di approfondirlo.

Spero che sia abbastanza chiaro,

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

6 pensieri riguardo “Livelli di comunicazione e complicazioni

  1. Guarda, su questo riesco a capirti benissimo… tutti mi fanno notare che uso spesso un tono di voce alto anche quando penso di parlare normalmente… altri mi fanno notare che sembro spesso alterata, anche quando sono tranquillissima! Diciamo che tra te e me quando siamo per strada non passiamo di certo inosservate XD
    Comunque, se posso permettermi, non è affatto vero che non scandisci le parole… noi mentre passeggiamo parliamo di tantissimi argomenti e l’unica conferma che posso darti è che effettivamente a volte perdo pezzi di discorsi o sono costretta a farteli ripetere perché quando parli ti fai prendere (com’è giusto che sia) dalle emozioni e parli, proprio come hai scritto, molto velocemente e soprattutto senza pause. Ma essendo comunque una persona super collaborativa, ogni volta che ti chiedo si ripetermi qualcosa, lo fai subito senza problemi, dandomi la possibilità di recuperare quello che non avevo precedentemente colto.
    Hai studiato teatro? Ma io scopro più cose di te tramite il blog che nella vita reale… voglio assolutamente sapere com’è stata la tua esperienza teatrale, perché è un mondo che mi affascina parecchio!
    Ti confermo che tu sei dotata di un’ottima ironia, ma la tua è ironia mirata, che tiri fuori al momento giusto, quando nessuno se l’aspetta ogni volta (almeno con me) fai centro!
    Chi non coglie la tua ironia magari ha altri standard (non tutti ridiamo per le stesse cose) oppure purtroppo pensa che sia un frutto dell’autismo e invece di gustarsi il non-sense ritiene più “giusto” preoccuparsi o non dare troppo peso alla cosa.
    Voglio spezzare una lancia a tuo favore… Francesco fa dell’ironia il suo pane quotidiano e lo adoriamo tutti per questo, ma a volte le dice così convinto che pure ci casco tanto che è costretto lui stesso a farci notare che stava scherzando! Per fortuna, essendo comunque comprensivo, non fa durare lo scherzo troppo a lungo, ma sappi che io lo vedo bene come futuro cabarettista!
    Vabbé le tue finte-arrabbiature con espressione alla Pingu sono poi la parte migliore! Che poi anche quando cerchi di essere arrabbiata sul serio, sei ancora più kawaii!
    Per quanto riguarda le metafore non pensavo che il livello di concretizzazione delle parole fosse così elevato… ho provato proprio ad immaginarmi una mano, che stringe un cuore e me la sono immaginata tutta ricoperta di sangue con un cuore umano pulsante… è davvero impressionante e certo che mi sono sentita a disagio… ma ho dovuto forzare la mia mente ad elaborare la frase sotto questo aspetto altrimenti durante una conversazione non mi balenerebbe mai alla mente una simile immagine!
    Per quanto ti riguarda confermo che nelle conversazioni e nei tuoi scritti tu fai un largo uso delle metafore, ma vedila così: magari il tuo talento nella scrittura e nell’elaborazione delle frasi, che ti porta ad avere un q.i. molto più elevato della media in quell’ambito, supplisce a questa ipotetica carenza, riscontrata nel mondo autistico, e di fatto non hai problemi ad elaborarle e comprenderle.
    Capisco perfettamente il tuo disagio… ritenersi più vulnerabili ed esposti a maggior rischi per una mancata interpretazione del linguaggio corporeo altrui ti fa sentire davvero piccola e hai paura che possa capitare anche a te perché potresti riconoscere solo a posteriori e capire solo successivamente di essere stata vittima di una molestia.
    Sappi che guardare fisso negli occhi un’altra persona è una sfida anche per i neurotipici, perché comunque entri nello spazio dell’altra persona, un po’ come invadere il suo spazio vitale e ci vuole parecchia confidenza perché avvenga tutto nella maniera più naturale possibile… inoltre ritengo che nessuno si metta a fissare negli occhi per troppo tempo il proprio interlocutore, perché il risultato sarebbe quello di mettere solo l’altro in totale imbarazzo.
    Per quanto ti riguarda comunque ti posso assicurare che a noi ci guardi negli occhi, forse per meno tempo rispetto alla media, ma non sei così sfuggente, davvero! Poi, come ben scrivi, noi lo sappiamo che comunque anche se sei intenta a fare altro ci ascolti sempre e sei sempre un’ottima ascoltatrice!
    Amica mia, con me vai sul sicuro: io adoro essere sempre molto esplicativa e tendo sempre ad essere sincera, quindi con me di sottintesi ce ne sono davvero pochi!
    Piccola curiosità: scrivi che durante un colloquio, momento in cui non si può evitare di guardare in faccia il proprio interlocutore, ti concentri magari su un dettaglio del viso, che non siano gli occhi… così facendo non rischi che l’altro si accorga che sta notando un neo oppure un naso pronunciato o un tagli di capelli e rischiare che la conversazione diventi più imbarazzante?

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    1. Il tono della voce forse è un problema per tutti. Sono tante le persone che urlano anche da tranquille 🤔 ah boh, con voi è sempre controcorrente rispetto ai miei ahah loro invece mi dicono che parlo senza prendere fiato e si perdono parole anche perché, appunto, ho un volume forte ma il tono è sempre uguale e spesso sembro un robot. Sì, ho studiato teatro a più riprese fin dalle elementari ma un corso in particolare mi è rimasto impresso perché era tenuto da un insegnante che è un attore molto conosciuto e ha di recente doppiato l’Omino di Burro nell’ultimo Pinocchio. Lui mi ha osservata e ha capito molto cose di me prima che io avessi la diagnosi infatti mi dette un pezzo su cui fare le prove che secondo lui era molto adatto alla mia personalità. Ma questa storia la racconterò più in là mi sa. Non dico che devo sempre far ridere ma ricevere occhiate perplesse e commenti seri dopo una battuta ironica mi fa sentire stupida 🙈 sì, lui lo ha proposto davvero al suo amico di Montieri ahah sto riflettendo sul pensiero visivo proprio perché io non credo di concretizzare così tanto le metafore. So che sono esagerazioni o artifici retorici per dire altro quindi in realtà non li immagino come qualcosa di reale. Forse il mio pensiero visivo è legato ad aspetti effettivamente concreti tipo gli appuntamenti. Ma ne parlerò meglio un giorno dopo le dovute ricerche. È talmente forte quella parola che non sono nemmeno riuscita a scriverla… Mi fa davvero male… 😔 Forse fissare non è il termine giusto ma comunque di solito se parli con qualcuno dovresti mantenere lo sguardo. Era un esempio quello del colloquio infatti se ricordi bene una delle mie paure maggiori legate agli esami online era di bocciare perché non guardavo fissa la telecamera e in effetti mi è stato detto di guardare dritto durante l’esame di settembre. In linea di massima se è strettamente necessario guardare chi ti parla quello è un buon consiglio che ho trovato da qualche parte quindi dovrebbe aiutare tanti Autistici.

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      1. Posso concordare col parere dei tuoi che quando un argomento ti appassiona incominci a parlare molto velocemente, ma i tuoi racconti oserei dire che sono concitati piuttosto che monocorde! Certo, mi accodo ai commenti qua sotto. devi assolutamente scrivere un articolo sulla tua esperienza teatrale! Mi incuriosisce anche molto la concretizzazione che applichi agli appuntamenti… scritta così per me è ancora una concetto vago, mi piacerebbe molto che lo approfondissi! Ti capisco, infatti nella vita è bene circondarsi sempre di persone fidate, che non ti mettano mai nei guai o che te ne tirino fuori, proprio perché la tua visione a posteriori ti fa razionalizzare tutto successivamente. Sì, ricordo quanto tu fossi agitata perché avevi paura di non riuscire a mantenere lo sguardo fisso sul monitor del computer durante l’esame!

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      2. Eh il discorso sul pensiero visivo è molto complicato e forse solo leggendo il saggio di Temple Grandin capirò davvero come funziona perché anche parlando con altri Autistici comunque non lo capisco a pieno e non riesco ad applicarlo a me stessa. Ci sono troppe varianti probabilmente 🙈 a suo tempo lo scriverò. Nella mia testa ogni articolo ha il suo momento più o meno. Purtroppo in certi casi l’incapacità di mantenere lo sguardo viene fraintesa e può addirittura essere pericolosa per me. Magari avvisando in anticipo si può trovare una soluzione per non fraintendersi. Il mio tono non ha mezze misure: o è monocorde o troppo accentuato 🤣🤣🤣

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    1. Con gli anni ho imparato a farlo perché è giusto analizzare le proprie difficoltà e riuscire a migliorare. Superarle è impossibile purtroppo perché di base restano. Sul teatro scriverò qualcosa più in là soprattutto per l’esperienza che ho accennato. È stata forse la più significativa.

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