P, la mia adolescenza trans di Fumettibrutti e la disforia di genere

Primo articolo del nuovo anno e non potrebbe esserci esordio migliore.

Oggi parlerò della prima graphic novel mai letta ovvero P, la mia adolescenza trans della fumettista Josephine Yole Signorelli aka Fumettibrutti.

P, la mia adolescenza trans di Fumettibrutti, 2019

Parlare di questa graphic novel non è facile sia perché le tavole sono molto esplicite tanto che non posso, a malincuore, allegarle all’articolo per evitare spoiler sia perché è la sua autobiografia e io non riesco a dare un’opinione sulle autobiografie – vedesi Eccentrico – , soprattutto se trasmettono così tanto dolore e sofferenza di una vita in cui non ti senti al tuo posto e arrivi quasi allo sbando totale.

I disegni hanno due colori ovvero il giallo e il viola, il primo per la narrazione degli eventi quotidiani, il secondo, più scuro, per evidenziare i momenti di crisi e sofferenza.

P è il deadname dell’autrice. Nome di battesimo mai scritto per intero che aveva prima di iniziare il percorso transizione . Non vale per tutte le persone trans, ma solitamente queste chiedono di non usare il nome che avevano alla nascita anche se magari lo dicono o, se sono famose, è comunque conosciuto.

Caso recente è quello dell’attore Elliot Page, che ha fatto coming out come transgender, del quale il deadname è ovviamente conosciuto ma non lo riporterò per rispetto.

Il suo coming out su Instagram

Una precisazione fondamentale sono i pronomi che le persone trans richiedono per sé stesse, per esempio Elliot chiede di essere definito con i pronomi he\they. Il dibattito sul neutro è vivo e sentito in Italia soprattutto e spesso questa richiesta non viene accolta positivamente proprio perché la nostra lingua non ha più un neutro come il they inglese. E’ un tema che approfondirò con la dovuta attenzione con saggi come Femminili singolari di Vera Gheno.

Partiamo dalle basi, ovvero la differenza tra cis e trans e quello tra genere e sesso:

La maggioranza delle persone è cisgender, ovvero si riconosce nel sesso che le è stato assegnato alla nascita e spesso questo coincide anche con il genere a esso legato con i suoi “ruoli sociali”.

Quindi un uomo che si sente uomo e si riconosce nel genere maschile è cis, così come una donna cis in linea di massima accetta il suo corpo femminile e il genere.

Per le persone trans questa coincidenza viene meno e si manifesta una condizione chiamata Disforia di genere che viene diagnosticata dai medici per darle la possibilità di cominciare il percorso ormonale. Infatti si parla di Female to Male, come lo Youtuber Richard Thunder , e Male to Female, come l’autrice. Il termine condizione non è casuale: anche la disforia, come l’Autismo, non è una malattia ma, se crea un disagio sociale troppo grande nella persona che la vive, si lega indissolubilmente a disturbi come la depressione o l’ansia.

Esistono anche persone chiamate non binary che non si riconoscono in nessuno dei due generi. Vorrei approfondire gli studi di genere e magari un giorno lo farò anche per spiegare le varie declinazioni che prende questo termine in tutte le sue sfumature.

Un paragone spesso utilizzato per far capire la differenza tra questi due termini è quello con la Gallia cisalpina e transalpina o con l’isometria cis- trans in chimica.

Altra differenza da spiegare è quello tra transgender e transessuale perché il primo è un termine ombrello che racchiude chi inizia il percorso ormonale ma per vari motivi non si sottopone all’intervento ai genitali mentre il secondo indica un percorso che inizia con la terapia ormonale e culmina con le varie operazioni chirurgiche.

Oltretutto P viene scambiato per una ragazza perché indossa le calze a rete e si trucca anche se non ha ancora iniziato il percorso per ottenere la diagnosi di disforia di genere. Questa pratica si chiama passing ed è umiliante per chi la riceve perché viene associato al genere opposto rispetto a quello di nascita.

La storia di Fumettibrutti ha una seconda parte uscita nel 2020, intitolata Anestesia, che racconta la transizione e leggerò sicuramente.

E’ stata una lettura forte che mi porterò sempre dietro e mi ha condotto a fare ricerche per sensibilizzare su un tema che è ancora ampiamente frainteso. Il linguaggio va sempre usato con la dovuta attenzione e conoscere è il primo passo per non fare determinati errori.

A presto,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

8 pensieri riguardo “P, la mia adolescenza trans di Fumettibrutti e la disforia di genere

  1. Un articolo davvero molto informativo… ero a conoscenza anch’io del deathname e aggiungo che a volte viene completamente cambiato, altre viene modificato in nomi simili. Non avendo la lingua italiana il neutro, come invece accadeva nel latino, come pensi che si possa supplire a questa carenza? Pensi che mettere gli asterischi nello scritto siano una pratica che andrà avanti negli anni? e nel parlato? Sai che conosco una terminologia più recente, che in parte va a smontare la dicitura FtoM MtoF? AFAB e AMAB che indicano rispettivamente Assigned Female at Birth e Assigned Male at Birth (assegnat* maschio/femmina alla nascita). AFAB include le donne cisgender e gli uomini transgender, AMAB include gli uomini cisgender e le donne transgender. Ho visto di recente un documentario dove qua in Italia la Disforia di genere fino a pochi anni fa era trattata come una malattia mentale, non una condizione… mi ricordo che ci rimasi malissimo, perché una battaglia del genere sarebbe dovuta essere supportata dal movimento LGBTQ come una delle primarie! Quello che invece non conoscevo era la differenza tra transgender e transessuale, anzi pensavo che la seconda avesse un’accezione del tutto negativa! Ebbene sì, da bambina e da ragazzina ho subito innumerevoli passing, perché mi vestivo con vestiti larghi che non mettevano in risalto le curve; inoltre mi vestivo sempre un po’ sportiva, non mi truccavo ed avevo i capelli corti… quindi ero sempre un bimbo o un ragazzino… non so quante volte i miei genitori rispondevano: “No, è una bimba, si chiama Anna” e vedevo l’interlocutore arrossire per la gaffe… su questo i miei sono sempre stati ottimi… mi hanno sempre dato la possibilità di esprimermi come meglio credevo con il vestiario! Poi crescendo ovviamente il passing è diminuito ma non sparito completamente… di rado (l’ultima volta è successo qualche anno fa) mi hanno scambiato per un ragazzo XD poi da ragazzo, una volta compiti i 25 anni, sono stata appellata “Signora” e ti posso assicurare che non so quale sia peggio! XD

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    1. Non lo so. Devo ancora documentarmi per bene sul neutro e forse il saggio della Gheno mi aiuterà. È complicato. AFAB e AMAB li ho sentiti anch’io in effetti. Lo so, infatti non tutti i medici sono d’accordo su come considerarla. Per alcuni è ancora una malattia mentale, per altri no. In Italia di recente hanno ucciso un ragazzo FtM che passeggiava con la fidanzata. A questo ragazzo ne hanno dette di tutti i colori e per altro lo chiamavano spregiativamente con un nome femminile simile al nome maschile che si era scelto senza che la cosa avesse il minimo senso. Mi dispiace che tu lo abbia subito. Questa cosa dei vestiti in effetti non ha molto senso. Come la questione trucchi. Bsh

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      1. Non l’ho mai considerato personalmente uno disturbo mentale tale da dover essere sottoposto a molti anni di test e quando l’ho scoperto ero davvero sotto shock! Se c’è una cosa che so è che in tutta la comunità LGBTQ le persone Transgender e Transessuali sono quelle che ad oggi in Italia e nel resto del mondo si portano appresso uno stigma sociale enorme… subiscono atti di bullismo feroce, abusi e persino la morte… per non parlare del fatto che la persona transessuale è associata al mondo della prostituzione. E questo parte dal fatto che non si ritiene una gravità confondere il nome di una persona o chiamarla volutamente col deathname come per dire: “Eh vabbé hai cambiato sesso, ma comunque per anni sei stato uomo/donna quindi sono legittimata a chiamarti col tuo vecchio nome, non sarà mica un errore grave”

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      2. Già. Che associazione triste… Sai, avevo trovato anche un riferimento al travestitismo che poi si ricollega a drag Queen e Drag King che era interessante ma era troppo complicato così come avevo trovato riferimenti ad anomalie genetiche che possono causare disforia ma davvero, sarebbe diventato troppo complicato… E avevo davvero la paura di dire qualcosa di sbagliato… Anche per questo non ho ho menzionato AFAB e AMAB anche se ho già sentito il termine

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  2. Giusto, il mondo del travestitismo e delle Drag viene sempre confuso col mondo transgender! Se un giorno vorrai approfondire l’argomento sarò ben lieta di imparare da te molte altre nozioni!

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  3. Un articolo davvero molto interessante e approfondito che parla di una tematica molto importante che in tanti tendono a sottovalutare o proprio a non guardarla e questa indifferenza è solo un grave danno. La questione trans e transgender è qualcosa che bisogna affrontare con grande serietà perché vedo fin troppe persone trans soffrire per colpa di gente che li odia e la marchia come malati. E questa cosa sinceramente deve finire. Quindi apprezzo molto quando ci sono opere di questo tipo. Grazie per il consiglio!

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