Miti per spiegare autismo e disabilità: changelings o bambini delle fate

Questo articolo è stato ispirato dalla nuova serie Netflix Fate- The Winx Saga, essendo uno dei temi portanti della trama. E’ un argomento che stavo già approfondendo da prima che uscisse la serie perché mi incuriosiva molto e ho scoperto che viene usato come spiegazione collegata sia alla mia condizione che alle disabilità in generale. Oggi voglio provare ad analizzarlo con voi.

Storia del folklore irlandese, quella dei changelings o bambini delle fate è una fiaba che parla di rapimenti e scambi di bambini ancora in fasce.

Le fate – o i folletti in altre versioni – si aggiravano per le case umane adocchiando bambini – maschile non casuale, ma verrà chiarito più in là perché – che venivano scambiati con i loro. I bambini fatati spesso erano malati e morivano dopo pochi giorni. Quelli che sopravvivevano e arrivavano ai tre anni smettevano di colpo di interagire con i genitori, rifiutando ogni gesto di affetto e smettendo di parlare. I genitori sentivano che il figlio era perso nel suo mondo, attratto da quello fatato. Alcuni changelings erano deformi.

Der Wechselbalg, Henry Fuseli, 1781

Esistevano metodi per smascherare la natura di questo bambino e farlo tornare tra le fate, tra tutti quello della cosiddetta prova del guscio d’uovo: i genitori riempivano mezzo guscio d’uovo con della camomilla e lo sottoponevano alla creatura magica che, per confermare la sua natura, esclamava:

In tanti anni della mia vita ne ho viste di cose, ma mai versare della camomilla in un guscio d’uovo.

E dopodiché spariva.

Se il changeling non rispondeva a questa prova si ritrovava sottoposto a esorcismi durante i quali veniva gettato nel fuoco in attesa della ricomparsa del bambino umano al suo posto. Molto spesso erano effettivi umani che venivano considerati figli delle fate e la loro natura voleva essere smascherata a tutti i costi.

L’età scelta per la manifestazione dei segnali non è causale: l’autismo infantile dà le prime avvisaglie proprio al compimento del terzo anno di vita.

Non è causale neanche il riferimento al sesso dei piccoli scelti: pare che le fate avessero una predilezione per i maschi, di conseguenza i genitori li vestivano da bambine per evitare lo scambio.

Come detto, lo scambio avveniva perché i bambini umani erano tendenzialmente più sani di quelli fatati, quindi lo scambio era alla base della sopravvivenza della stirpe fatata. Altri ancora la ritenevano una punizione divina: le fate, considerate alla stregua di angeli caduti, erano state troppo superbe ed erano bisognose di sangue umano per riavvicinarsi all’Eden e lasciare il sottosuolo. L’ultima ipotesi si riconduce alle madri umane quindi non al sangue, ma al latte: in alcuni casi veniva rapita anche la madre in modo che nutrisse sia il figlio biologico che quello fatato. I figli delle fate erano insaziabili anche se mangiavano a quattro palmenti e crescevano spropositatamente fino a morire, come scritto all’inizio dell’articolo.

Lascio anche un verso della poesia The Stolen Child dell’irlandese William Butler Yates, musicata dalla canadese Loreena Mc Kennit:

Vieni via, o bambino umano

Verso l’acqua e la selva

Mano nella mano, con una fata,

Perchè il mondo è più pieno di lacrime

Di quanto tu possa capire

Il poeta affermò di aver incontrato la Regina delle Fate durante una gita nel bosco, che lo intimò di cessare le ricerche sul suo popolo. Era molto amico della madre di Oscar Wilde, Lady Speranza, anche lei appassionata di fate.

L’ho trovato un tema molto interessante da esaminare. Essendo una spiegazione mitologica lascia un po’ il tempo che trova e non ho molto da dire se non che in effetti la distinzione tra autismo femminile, presentata nell’articolo su Elsa, e quello maschile sarà approfondita in un articolo che uscirà a giorni per un momento molto particolare legato alla Sindrome di Asperger. Magari spenderò due parole per presentare quell’articolo, abbastanza sentito per me. Per anni si è avuta la convinzione che solo i bambini potessero essere autistici, infatti le bambine spesso crescevano con diagnosi errate.

Oltretutto, proprio perchè è un mito, non mi dilungherò troppo nello spiegare quanto mi infastidisce lo stigma dell’autistico perso nel suo mondo, che non dà affetto, ecc…

Spero che vi abbia incuriosito,

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

9 pensieri riguardo “Miti per spiegare autismo e disabilità: changelings o bambini delle fate

  1. Più domande sorgono spontanee: la prima è che fine facessero i bambini umani allevati dalle fate che non sarebbero mai potuti diventare fate a loro volta giusto? Per quanto i bambini maschi venivano vestiti da femmina? Ma i bambini sottoposti ad esorcismo, che venivano gettati nel fuoco, morivano o rimanevano gravemente ustionati a vita e quindi deturpati? Ma quindi le fate sono cattive? Perché i figli delle fate sono più cagionevoli? Ma quindi se un bambini morivano da piccoli in realtà erano considerati figli delle fate, che non avevano superato i primi anni vita e la madre pensava che il vero figlio fosse da qualche parte nei boschi?
    Ovviamente non mi aspetto che tu sappia rispondere a queste domande (anche perché da un certo punto di vista hanno anche un che di curioso ma anche di provocatorio, lo ammetto) ma è senz’altro una delle storie più bizzarre, che abbia mai letto. Bisogna anche contestualizzare il tutto all’epoca del racconto per non parlare del forte legame che gli Irlandesi hanno tutt’oggi con le creature immaginarie dei boschi. Una cosa è certa: la Disney ci ha fatto credere le fatine fossero tutte ben disposte ad aiutare gli essere umani ed invece sono sempre state molto più malandrine di quello che si pensasse XD

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    1. Non è così strano. Capita spesso nel fantasy che esistano fate particolarmente malvage, dipende dalla versione del mito credo. Sì, quando una bambino moriva a volte i genitori si consolavano attraverso questo mito. Anche perché per esempio nelle Winx originali Bloom ha il suo alter ego malvagio per dire. Le fate a volte sono leggermente subdole. L’idea di vederle come angeli caduti mi dà una sensazione un po’ strana xD

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      1. beh l’unica fata malvagia che mi viene in mente è Malefica, che poi alla fine di malvagio ha ben poco ma senz’altro non ha molta sportività e non la prende mai affatto sul personale XD Fa strano anche a me associarle all’angelo caduto più famoso della storia… mi ero troppo affezionata alla versione della Bella Addormentata! Ah beh con un dolore così immenso nel cuore magra consolazione davvero! Domanda (questa volta seria): a quando risale questo mito?

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      2. Caspita pensavo che fosse una mitologia molto più antica… forse la trovo talmente tanto sopra le righe che l’attribuivo inconsciamente a tempi più remoti, dimostrazione di come gli studi sull’autismo siano davvero molto recenti!

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      3. In Shadowhunters c’erano i Seelee. Sono fate non propriamente amichevoli e molto subdole del poco che ricordo ma dovrei guardare meglio. Forse esistono diversi tipi di fate.

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