La differenza invisibile di M. Caroline e Julie Dachez: una graphic novel sull’autismo

Nell’articolo di oggi sono felice di presentare una graphic novel letta pochi giorni fa: La differenza invisibile di M. Caroline e J. Dachez.

La differenza invisibile di Caroline e Dachez, Edizioni LSWR, 2018

Questa la volevo leggere da un po’ perché era citata spesso per il tema trattato, ovvero l’autismo femminile e la scoperta della condizione. Mi è stata regalata da mamma insieme al saggio di Temple Grandin sul pensiero visivo che mi servirà per un futuro articolo sul tema.

La dedica dell’autrice
Note storiche sulla Sindrome di Asperger

La protagonista è Marguerite, una ragazza comune di ventisette anni che conduce una vita tranquilla e abitudinaria da quando si sveglia fino alla fine della giornata di lavoro. La solita routine che la fa sentire tranquilla nella quale passa sempre dallo stesso fornaio e prende il pane al farro.

La sua vita è piuttosto ordinaria ma Marguerite si rende presto conto che ha grosse difficoltà nella socialità e nel sopportare rumori come il brusio. Nella graphic novel è evidenziato perfettamente dalla scelta del colore: più la difficoltà auementa, più lo sfondo diventa rosso.

Un esempio durante la scena di una festa tra amici

Marguerite ha un fidanzato di nome Florian con il quale dorme saltuariamente a causa della sua elevata sensibilità all’odore della pelle degli altri, infatti non ha un letto matrimoniale ma due letti singoli vicini. Florian cerca di coinvolgerla portandole alle feste con i suoi amici e a tutti i fine settimana che organizzano. Marguerite non riesce a restare troppo tempo alle feste e ha molte difficoltà negli week end fuori porta.

Dopo l’ennesima crisi la ragazza decide di fare alcune ricerche sull’autismo e ottiene la diagnosi. Viene inserita in un gruppo di altri autistici per confrontarsi sulle diverse esperienze.

A seguito della diagnosi la sua vita cambia: molta gente che considerava amica non le crede e lascerà Florian, che rende ancora più chiara la loro incompatibilità perché pensa che usi le sue difficoltà come scuse per non fare ciò che le chiede. Lascia anche il suo lavoro per trovarne uno più adatto alle sue necessità facendosi inserire nel collocamento mirato.

Le sue nuove amiche saranno la panettiera che vede ogni mattina e la libraia, narratrice della storia, alla quale chiede materiale per studiare più approfonditamente l’Autismo prima della diagnosi. La cugina imparerà a capirla piano piano e la inviterà solo in assenza dei figli. Aprirà un blog per parlare di sé stessa e sfatare false credenze sulla sua condizione su consiglio della libraia.

E’ una storia che si legge in pochissimo tempo ed è una buona rappresentazione proprio per la semplicità con la quale sono presentate le tematiche come la selettività alimentare, un aspetto che vorrei approfondire ma non è semplice da trattare per le implicazioni che comporta a lungo andare. Marguerite mangia pochissimi alimenti spesso salutari e semplici e non pranza mai con i colleghi di lavoro anche perchè non sopporta le cosiddette small talks.

Consiglio vivamente questa lettura, non ho molto altro da aggiungere.

Cate L. Vagni

Pubblicato da Cate L. Vagni

Laureata in lettere moderne e frequento la Laurea Magistrale in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Piccolo spazio personale dove poter esprimermi su ciò che mi sta a cuore.

13 pensieri riguardo “La differenza invisibile di M. Caroline e Julie Dachez: una graphic novel sull’autismo

  1. Una storia molto interessante e secondo me la graphic novel è la scelta adatta per rappresentare in maniera visiva le difficoltà della protagonista cosicché anche un lettore neurotipico possa recepire le difficoltà pur non vivendole. La cosa che mi ha fatto un po’ alterare è leggere che nella storia la protagonista non viene creduta: non capisco come ci si possa opporre testardamente ad una diagnosi medica, fatta da specialisti del settore. Forse la realtà è che si preferisce pensare che si tratti di un diagnosi medica sbagliata o peggio ancora pensare che la protagonista se lo inventi di sana pianta perché è troppo scomodo o pesante pensare di venirle incontro. Ma carta canta e la realtà non può che essere accettata per quella che è. Poi vorrei capire perché la sorella della protagonista la incontra ma solo in assenza dei nipoti… Pensa che la zia possa “turbarli”? Ma la diagnosi non snatura quello che sei, quindi perché prima accettare che la zia vedesse i nipoti e dopo no?
    Le dediche sono un qualcosa alla speranz… Un inno alla diversità meglio di quello di Lady Gaga 🤩

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    1. Purtroppo le persone Autistiche con le quali parlo su Instagram hanno raccontato di subire spesso frasi che negano la loro condizione perché l’Autismo ad Alto Funzionamento/ Livello 1/ ex Sindrome di Asperger ” non è autismo vero”. Spero non mi capati mai dopo la passima esperienza avuta con quella certa persona che sai bene chi è… 🤦
      È una richiesta della protagonista, i nipoti purtroppo sono troppo rumorosi e per lei rappresentano una fonte di stimoli troppo grande. Non è la sorella a vergognarsi di lei anche se inizialmente in effetti le dà dell’esagerata.
      Sì, la dedica iniziale è bellissima 🤩🔝

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      1. Beh la risposta ovvia da dare a queste persone, che negano la tua condizione, sarebbe: “Ti passo il numero del mio dottore; chiamalo e fattelo spiegare da lui in cosa consiste l’Autismo ad Alto Funzionamento, visto che secondo te non sono una fonte attendibile”
        Ah capito, però cercare invece di far capire ai bambini di stare un po’ più calmi per un’oretta non sarebbe meglio? Almeno non viene a mancare il rapporto con la zia che è comunque importante. E se un bambino non capisce il concetto di Autismo potrebbero dire loro: “Guarda la zia ha un forte mal di testa, quindi fate qualche attività più tranquilla come guardare un film insieme”

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      2. Magari per gradi. Chissà. Per il momento per venirle incontro li lascia alla mensa. Con il tempo troveranno un modo. È questione di trovarsi a metà e ci vuole tempo. 😉 Sì, le persone che negano sono veramente prive di tatto e si basano su stereotipi. Siamo sempre lì, purtroppo…

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      1. Ho dovuto correggere perché a quanto pare avevo letto male. È la cugina, non la sorella. Ma la sostanza cambia poco. I bambini sono una fonte di stimoli troppo grande per la protagonista e appena la cugina lo accetta li lascia alla mensa per venirle incontro

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